luciano de crescenzo

Luciano De Crescenzo era un napoletano verace: nasce infatti a Napoli nel quartiere di San Fernando, nella zona di Borgo di Santa Lucia, il 20 agosto 1928. Personaggio poliedrico, scrittore di best-seller, filosofo, regista, attore, umorista, caricaturista, sceneggiatore, presentatore, giornalista, ingegnere, ex manager dell’IBM. Eclettico e geniale, Luciano De Crescenzo, una vita vissuta intensamente, è divenuto famoso con libri e film come “Così parlò Bellavista”, “La mazzetta”, “La storia della filosofia greca”. Il nostro è stato un lungo colloquio. Anzi un monologo, quasi inarrestabile, data la grande capacità di affabulazione e l’ironia di De Crescenzo. E’ stato un incanto ascoltarlo. Le sue parole mi mancheranno, come la sua sottile ironia. Ci ha lasciati in punta di piedi il 18 luglio.

Il motivo del suo successo è la passione pedagogica che gli dà la capacità di divulgare e rendere comprensibili difficili concetti filosofici, presentandoli al pubblico con esempi di vita quotidiana. Si potrebbe definire un “semplificatore”, che intinge la penna nelle sue origini napoletane per colorare di realtà quello che racconta.

De Crescenzo è uno che parla volentieri, e volentieri è ascoltato. “Certo, a volte però mi rendo conto che non sono preso sul serio, forse per il mio gusto della battuta a tutti i costi, per la mia costante ironia. Mi rendo conto che sono capace di far ridere, magari con una smorfia malinconica, anche spiegando le formule di Einstein o la filosofia di Platone”.

Parla e racconta, recita e intrattiene. Ovunque lo si incontri, nei salotti, persino negli intervalli delle prime, ha sempre penna e foglio in mano e spiega qualcosa a qualcuno. La sua vena oratoria ha trovato il massimo dell’espressione nella sua opera: un libro da leggere “con le orecchie”. Usciti in famiglia (Mondadori), è un cofanetto composto di un libro e di tre cassette in cui la voce dell’autore ripropone nove racconti già apparsi in altri suoi volumi. Maestro delle vendite, se non del pensiero filosofico, il lavoro è una parte importante della sua vita.

“Totalizzante”, puntualizza De Crescenzo. “Se non lavoro mi annoio. E allora che faccio? Mi metto a lavorare finché non è notte fonda. Solo così mi diverto. Però debbo variare. Scrivo un libro, e ha successo. Poi ne scrivo un altro, e ha successo. E allora che faccio? Posso mica mettermi a scrivere un altro libro? Penso un film o una trasmissione televisiva e li realizzo”. Ma tutta questa sua frenetica attività non lo isola dalla mondanità di Roma, dove vive da trent’anni. Nella sua Napoli ci va ormai raramente. Sempre presente nei salotti, ha fama di gaudente e dongiovanni che non smentisce. Però precisa: “L’amore mi piace più pensarlo che metterlo in pratica”. Dopo la separazione dalla moglie Gilda, da cui ha avuto la figlia Paola, non si è più innamorato. “Almeno non al punto di accettare una convivenza”, dice con franchezza. “Mi innamoro solo di donne che abitano in un’altra città per il piacere di scrivere delle lettere”. Il rapporto con la sua ex moglie è divenuto un’affettuosa amicizia. “Non abbiamo fatto un matrimonio riuscito, ma in compenso abbiamo realizzato una separazione riuscita. Ci vogliamo bene, ci si telefona spesso e una volta l’anno facciamo una crociera con nostra figlia. Pur avendo un matrimonio fallito alle spalle, per due settimane ricostruiamo la nostra famiglia. E Paola è contenta: sta con papà e mammà. Auguro a tutti una crociera anche vent’anni dopo la separazione”.

Quanta saggezza. Ma i pettegoli della capitale lo hanno avvistato sovente in compagnia di biondone e ragazzine giovani. “Dipende dal fatto che vivo in un ambiente di aspiranti attrici, modelle appariscenti, non è certo colpa mia. A volte sono solo in prova, poi le boccio. Tutt’altro discorso è invece quello che riguarda l’affetto. La mia stanza degli affetti è piena di gente: ci sono Marisa Laurito, Nori Corbucci, Paolo Caruso, Isabella Rossellini”. Con una rapida equazione dimostra come dieci affetti valgano un amore, e sentenzia: “L’amicizia è amore senza la scocciatura del sesso”. C’è da stupirsi ad ascoltarlo. E proprio invecchiato? “No, non è che il sesso non mi piaccia più, ma comporta degli inconvenienti: la gelosia, il possesso, la paura del tradimento e, peggio, il sospetto. E sempre un dramma, quando capita è una specie di esaurimento. E allora mi domando: ma ne vale veramente la pena?”.

Atmosphere (maggio 1993)

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo

Ha scritto 80 libri fra guide turistiche, testi geografici e libri fotografici, dedicati all’Italia, all’Europa, all’America, all’Africa Australe, al Medio Oriente, all’India, al Sud-Est Asiatico, alla Cina, all’Australia e ai Monasteri, e reportage per riviste e quotidiani. Collabora con: Il Giornale del Viaggiatore, Mentelocale.it, TerreIncognite Magazine, LSD, Voyager e Latitudes. I suoi libri più recenti: Monasteri in Italia (Touring), Le Antiche Vie della Fede (e-Book, Simonelli), Persone. Protagonisti 1980-2014 (Il Canneto) e Giro del mondo in 80 paesi (Polaris). Organizza dal 2007 “Il Salotto del Viaggiatore” dove racconta i suoi viaggi e quelli dei suoi ospiti. Dal novembre 2016 è Presidente della NEOS.