
L’Estremadura, terra arida e calcinata dal sole, ad ovest di Madrid, si spinge fino al confine del Portogallo fra paesini bianchi sospesi nel tempo e una natura incontaminata disegnata da pascoli, ulivi e querce da sughero centenari.
Merida la fulgida
Le sue antiche pietre raccontando un passato di fulgore costruito nel tempo da civiltà millenarie. Soprattutto a Merida che i romani eressero splendente di monumenti e marmi per testimoniare la loro potenza. Fondata dai soldati veterani di Augusto nel 25 a. C., dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è una delle città della Spagna più ricche di testimonianze imperiali tanto che è chiamata la “Roma spagnola”.
Fra le macchie verdi dei cipressi e degli ulivi spuntano i due gioielli più splendenti del sito: l’Anfiteatro, eretto nell’8 a. C., a pianta ellittica, dove si esibivano gladiatori in cruenti combattimenti all’ultimo sangue, e il Teatro. Voluto da Marco Agrippa negli anni 16 e 15 a. C., il suo proscenio è contrappuntato da due ordini di colonne di marmo sovrapposti e da armoniche rientranze.

Sotto le metafisiche arcate in mattoni a vista, immerse in una suggestiva luce d’acquario, del vicino Museo Nacional de Arte Romano (Calle José Ramón Mélida y Alinari s/n, culturaydeporte.gob.es/mnromano/home.html), progettato da Rafael Moreo, si scoprono capolavori frutto dei ritrovamenti più recenti, scampati alla rapina di tombaroli e mercanti d’arte privi di scrupoli che per decenni hanno depredato tutta l’Estremadura.
Fra le case allineate lungo le strette vie del casco antiguo si ammirano altri gioielli d’epoca imperiale sottoposti ad un radicale restauro: il Tempio di Diana e il Portico del Foro dagli eleganti colonnati corinzi.
Un po’ fuori città sono state ristrutturate anche le arcate dell’aereo Acquedotto Los Milagros, d’epoca augustea, alto 25 metri, in granito e mattoni, e quelle del possente Ponte Romano che scavalca il fiume Guadiana. Costruito nel I secolo d.C., con i suoi 60 robusti archi e con i suoi 792 metri di lunghezza è una delle opere più ardite create dai Romani in Spagna.

Sullo sfondo ecco il futuro che avanza. L’arco luccicante del Ponte di Lusitiana, aerodinamica struttura in acciaio realizzata dall’architetto Santiago Calatrava nel 1991, è la metafora dello stretto legame esistente fra epoche storiche differenti, indissolubilmente legate fra loro.
Patria dei conquistadores

In Estremadura nacquero Pizarro, Cortés, Orellana, Nuñez de Balboa e i coraggiosi soldati che lasciarono i loro piccoli villaggi per tentare la sorte nel Nuovo Mondo, riuscendo ad edificare uno dei più vasti imperi coloniali. E a Cáceres, dichiarata nel 1986 patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, dei conquistadores se ne incontrano le splendide tracce. Si giunge attraverso viali frondosi di palme e viottoli pedonali in plaza Mayor, dove si specchiano la torre del Bujaco, di origine araba, ma costruita su antichi resti romani. Basta salire la scalinata, attraversare l’Arco della Estrella e seguire il cammino di ronda dell’Adarve per trovarsi immersi in un religioso silenzio, dove l’eco dei passi sembra sospesa, come se questi ultimi provenissero da un altro luogo o da un altro tempo.
Riserve e oasi naturali

La scarsa popolazione e la prevalente attività di pastorizia hanno consentito di conservare intatto un territorio per metà ricoperto da lecceti, querce da sughero, pascoli e campi di lavanda.
Dunque non solo monumenti storici, ma anche oasi di natura protetta sulle sierras e attorno gli embalses, i bacini idrici e pantani, che costituiscono l’habitat ideale per specie animali in via di estinzione come la lince, l’aquila imperiale e l’avvoltoio monaco, e consentono a numerose varietà di piante di svilupparsi al riparo dall’uso dissennato fatto del territorio da parte dell’uomo.
A 71 km a nord di Cáceres si estende il Parco Naturale di Monfragüe. Nei pressi di Mérida c’è il Parco di Cornalvo. Nell’estremità orientale dell’Estremadura si trova la Riserva Nazionale di Cíjara. All’interno di queste zone protette sono miracolosamente sopravvissuti gli spazi umidi presenti fin dall’epoca romana, preziosi ecosistemi.
Dove dormire in Estramadura
Hotel di charme, ricavati in dimore d’epoca, presenti in tutta l’Estremadura, fanno parte della catena Rusticae, rusticae.es.
Parador Vía de la Plata
Ricavato in un ex-convento, risalente al XVIII secolo, dispone di un bel giardino con piscina e di un ottimo ristorante gourmand. Plaza Costitución 3, Merida
Hotel Mérida Palace
Formato da due palazzi d’epoca, dove lo stile gotico si fonde con quello rinascimentale, con patio arabeggiante, ha ospitato teste coronate e archeologi. Plaza de España 19, Merida
Dove mangiare a Merida
La Despensa del Castúo
Di fronte al Museo, enoteca, prepara piatti locali e tapas di embutidos, prosciutti e salumi locali. Calle Jose Ramón Mélida 48.
Casa Benito
Accanto al mercato cittadino, costruzione liberty in mattoni rossi, è il ritrovo degli appassionati di corride. Alle pareti, ricoperte da boiserie, i manifesti e le foto dei toreri più celebri. Da gustare il rabo de toro (coda di toro). Calle de San Francisco 3.
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