Carla Diamanti, giornalista, docente universitaria, esperta viaggiatrice, da anni trasforma i luoghi che visita in guide di viaggio, reportage e circuiti fuori dal comune. Vive a Parigi e soggiorna spesso in Medio Oriente, di cui è considerata una delle massime conoscitrici.

Fresca di stampa la sua ultima guida dedicata a Israele e ai Territori Palestinesi. Una guida vissuta sul campo che trasmette tutta la bellezza e i complessi problemi di quel paese.

Perché andare in Israele?

Perché parti per un viaggio e vivi un’esperienza che ribalta tutte le aspettative. Credi di andare in Terra Santa e ti ritrovi in un universo fatto di volti, cucine, culture, architetture. Di deserto e acqua, pesci multicolori e pinnacoli di calcare, cupole e minareti, codici di comportamento e abbigliamento diversi. Di riti, di divieti, di trasgressione. Di passato e futuro. Questo è il posto in cui arrivi con un’idea e parti con innumerevoli spunti per ritornare.

Quali sono i pregiudizi negativi su Israele come destinazione turistica che non trovano riscontro nella realtà?

Forse il timore delle domande che vengono fatte al momento di partire. O l’apposizione del visto d’ ingresso sul passaporto. In entrambi i casi sono circostanze che si superano in maniera estremamente facile. L’altro pregiudizio è la sicurezza. Che qui per il viaggiatore è totale.

Un ricordo del primo viaggio?

In occasione della prima edizione della guida per una serie di coincidenze avevo telefonato a una persona diversa da quella che dovevo effettivamente incontrare nei dintorni di Beer Sheva. Quando ci siamo incontrati ci siamo resi conto dell’equivoco: io non ero una turista che voleva affittare la sua stanza e lui non era il tour operator che viveva nel kibbutz di cui dovevo scrivere. Abbiamo parlato di fratellanza, di Palestinesi e di Israeliani, di differenze e di uguaglianza, di deserto e di viaggi. L’amicizia nata in seguito a quell’episodio accompagna ancora la mia vita professionale e personale.