Ricordo ancora la Piana delle Giare nel Laos nord orientale, dove è ambientato questo toccante romanzo della memoria, straordinario documento storico. Misteriosa distesa punteggiata da giare di pietra, alcune gigantesche altre più piccole, alcune reclinate su un fianco, altre in piedi.

“Non sappiamo ancora quale sia stato il loro uso”, mi aveva spiegato l’archeologo Sin Soab Laek. “Risalgono a circa 2500 anni fa e si ipotizza che fossero usate per contenere i corpi dei defunti”. Sono più di 550 e solo le bombe Usa le hanno in parte distrutte. Qui, infatti, si svolse una delle battaglie più cruente della guerra del Vietnam. “Ma siamo stati fortunati, in quanto allora i Nordamericani non usavano l’uranio impoverito come nei Balcani o in Irak. Altrimenti anche la Piana delle Giare sarebbe ancora contaminata dalla radioattività”. Magra consolazione, visto che ogni anno ancora oggi muoiono circa 100 persone per lo scoppio di mine antiuomo, molte made in Italy, e di bombe inesplose disseminate un po’ ovunque.

È in questo luogo, ancora oggi fuori rotta, che i tre adolescenti Alisak, Prany e Noi si muovono sulle loro scassatissime motociclette protagonisti del romanzo. Rimasti orfani, accomunati dalla necessità di sopravvivere in un posto pericoloso, si rifugiano in un ospedale bombardato dove incontrano Vang, un medico che si è dedicato alla cura dei civili feriti.

Il Laos, fiaccato dalle molte guerre, prima contro i Francesi per conquistare l’indipendenza, poi dalla sporca guerra del Vietnam in cui è stato coinvolto con un tragico bilancio (50.000 vittime, 2 milioni di bombe sganciate da 589.000 raid aerei americani, tra 1964 e il 1973), si è ora avviato verso la pace e la democrazia. 

Insieme ai suoi vicini, Vietnam e Cambogia, è un luogo simbolo, icona tragica dei conflitti che hanno contrapposto Urss, Usa e Cina. Dove le superpotenze non si sono scontrate mai direttamente, ma, giocando cinicamente a rimpiattino con le ideologie, con gli ideali di libertà e con le speranze di uguaglianza di popoli subalterni politicamente e economicamente, hanno fatto divampare guerre micidiali sulla pelle di popolazioni inermi.

 

Paul Yoon

In un piccolo cielo

Bollati Boringhieri

210 pagine

€ 16,50

 

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo vive e lavora a Pieve Ligure, paesino sul mare vicino a Genova. Prima pubblicitario, poi insegnante, infine giornalista e viaggiatore, ha collaborato con numerose riviste, settimanali e quotidiani nazionali. 
Si è aggiudicato alcuni premi nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il Turismo, 1991; PATA, 1993; Pluma de Plata de Mexico, 1994; Premio per migliore Guida Turistica e Premio Adutei, 1995; XVIII Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, 1995; Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapore, 1996; Premio eco-turismo Giandomenico Ducali, 2005; Premio Camogli, 2008; Menzione speciale del Premio Chatwin come autore di guide e Premio Il Gambero Rampante-Santa Margherita, 2009. 
Organizza ogni anno Il Salotto del Viaggiatore, presso Bagnara Gallery, via Roma 8, secondo piano, Genova, tel. 010.5957565, www.gigliobagnara.it, dove parla dei suoi viaggi.
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Pietro Tarallo vive e lavora a Pieve Ligure, paesino sul mare vicino a Genova. Prima pubblicitario, poi insegnante, infine giornalista e viaggiatore, ha collaborato con numerose riviste, settimanali e quotidiani nazionali. 
Si è aggiudicato alcuni premi nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il Turismo, 1991; PATA, 1993; Pluma de Plata de Mexico, 1994; Premio per migliore Guida Turistica e Premio Adutei, 1995; XVIII Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, 1995; Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapore, 1996; Premio eco-turismo Giandomenico Ducali, 2005; Premio Camogli, 2008; Menzione speciale del Premio Chatwin come autore di guide e Premio Il Gambero Rampante-Santa Margherita, 2009. 
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