Frasassi, Grotta del Vento: esplorazione del salone Ancona 2 (ph. Fabrizio Ardito)

La scoperta della grotta grande del vento a Frasassi è il titolo del libro di Maurizio Bolognini uscito nel 2016, edito da Visibilio, e il racconto di una straordinaria esperienza che a ottobre compie 50 anni.
Immaginate la scena: una piccola sala sotterranea appena scoperta, che si affaccia verso un’enorme parete di nero profondo. Uno degli speleologi appena arrivati fin lì prende un sasso e lo lascia cadere nel vuoto. Il boato lontano echeggia dopo cinque secondi. Ed ecco il conteggio, che ogni speleologo ha imparato a fare: 125 metri.

Esplorazione di rami laterali della Grotta del Vento a Frasassi (ph. Fabrizio Ardito)

Maurizio Bolognini, speleologo e fotografo, nel 1971 ha vent’anni ed è uno dei vecchi tra gli esploratori che si accingono a scoprire la Grotta del Vento di Frasassi. «Per noi l’idea di scendere in un pozzo così profondo era abbastanza impressionante, eravamo abituati a dimensioni molto minori. Fino alla sala del Trono, cioè al ciglio dell’abisso Ancona, avevamo avuto la sensazione di essere in una grotta ma ora, davanti a questo baratro enorme, tutto era cambiato. Comunque era deciso: la prima discesa sarebbe toccata a me». Maurizio tenta la discesa il 3 ottobre del 1971 ma, a causa della rottura di una delle scalette, è costretto a risalire senza aver raggiunto il fondo dell’abisso. Vengono comperati in fretta e furia 50 metri di scalette nuove. «Tornammo una settimana dopo, il 10 ottobre e la scena fu la stessa. Calate le scale, imbragato e legato alla corda di sicura, ho iniziato la discesa. Dopo i primi metri di scivolo, di colpo la calata ti porta nel centro di un’enorme campana, con il buio che ti circonda. Vedevo solo brillare i gradini delle scalette che passavano davanti ai miei occhi. Per me è stata un’esperienza certamente forte ma anche commovente e profonda, mi sentivo di violare un luogo segreto. Alla fine del tempo lunghissimo della natura, fatto di buio e silenzio, stava iniziando un tempo diverso, scandito dalla presenza dell’uomo».

Frasassi, un ramo laterale della Grotta del Vento (ph. Fabrizio Ardito)

Arrivato finalmente a toccare con le suole degli scarponi le pietre del fondo dell’abisso, Maurizio si guarda intorno, nell’attesa che arrivi alla base del pozzo anche il suo amico Fabio. Non facile immaginare l’ambiente enorme in cui arrivano, soprattutto con la fioca luce dell’acetilene che illumina a pochi metri di distanza. I due iniziano a muoversi nel salone (che oggi impressiona i visitatori della grotta grazie alla luce delle potenti lampade). «Abbiamo deciso di procedere in linea retta per vedere dove saremmo arrivati, e abbiamo camminato tra i blocchi di pietra fino a raggiungere una parete. Eravamo esaltati e, allo stesso tempo, tramortiti dall’enormità dell’ambiente. Seguendo la parete ci siamo mossi, un po’ camminando e un po’ arrampicando, fino a compiere l’intero giro della base dell’abisso che avevamo disceso».

Frasassi, un ramo laterale della Grotta del Vento (ph. Fabrizio Ardito)

La grotta enorme è stata scoperta, ora è necessario esplorarla. Per mesi ogni sabato e domenica i ragazzi del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI Ancona tornano a scendere il grande abisso, aggiungendo sempre nuovi metri al tratto conosciuto della grotta. «Vista l’enormità e la bellezza della grotta che avevamo scoperto, in brevissimo tempo è nato un consorzio che aveva come obiettivo l’apertura al turismo (per la quale sarebbe stato necessario scavare una galleria artificiale che permettesse l’accesso ai visitatori normali). Il 1° settembre del 1974 la Grotta del Vento di Frasassi è aperta al pubblico, lasciandoci uno strano senso di indecisione nell’animo. Più che vedere la grotta completamente illuminata, ci ha colpito moltissimo la realizzazione dei camminamenti che, indispensabili per i turisti, hanno mutato profondamente l’aspetto dei saloni dove eravamo arrivati dall’alto».
Da allora le esplorazioni nelle diramazioni della grotta non si sono mai arrestate, e la cavità turistica è diventata una delle più frequentate al mondo. Ma, per Maurizio, nella memoria rimarrà sempre la sensazione del grandioso vuoto completamente nero nel quale, cinquant’anni fa, è stato il primo a calarsi. «Ancora oggi, dopo cinquant’anni, fatico a comprendere la meraviglia e l’enormità di quel che c’è capitato…».

Il libro: copertina rigida, 158 pagine, edizioni Visibilio 2016

Fabrizio Ardito

Fabrizio Ardito

Da un bel po’ di anni si occupa di viaggi, natura e turismo, scrivendo per riviste specializzate e non, case editrici e televisioni. Ha scritto molte guide (soprattutto Touring), libri illustrati e reportage di viaggio. Tra tutte, due sono sempre state le sue più grandi passioni: il mondo sotterraneo (fatto di grotte e sotterranei storici) e i grandi cammini storici che attraversano l’Europa.
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