alta badia
Maria Canins – Ph Mario Verin

Forza e ostinazione, entusiasmo e serietà. E uno sguardo dolce e semplice sulla vita, puntato sempre avanti, oltre, verso pendenze da aggredire e traguardi al culmine della fatica. Un tempo, quelli di corse prestigiose tagliati in volata, nello sci di fondo e nel ciclismo; oggi l’aver consolidato valori come la fiducia in sé stessi, lo spirito di sacrificio e la fede. Maria Canins è un mito vivente dello sport italiano e un personaggio simbolo delle Dolomiti.  Era chiamata la mamma volante a La Villa, il paese natìo dal quale non si è mai staccata. Qui, come negli altri paradisiaci borghi della Val Badia, con curiosità e non poca bigotteria, non vedevano di buon occhio una donna capace di scelte forti, come dedicarsi alla carriera sportiva in discipline sacrificanti pur essendo sposata e con una bambina da accudire. Altri tempi, oggi è diverso. Un palmarés  sbalorditivo il suo: nello sci di fondo, disciplina che ha praticato dal 1969 al 1983,  15 titoli italiani, 10 Marcialonga consecutive, prima donna a vincere la Vasaloppet in Svezia, la gara di sci nordico più dura del mondo, nonché la vittoria forse più bella, l’oro olimpico a Sarajevo nel 1981. Da lì in avanti, sulla bicicletta. Scelta fatta dopo essere stata esclusa dalla nazionale di sci nordico. Un’occasione per rimettersi in discussione. E scaricare sui pedali un’energia mai dispersa e tradottasi in due vittorie al Tour de France, una al Giro d’Italia e una sequela impressionante di secondi posti e piazzamenti di prestigio in molte altre corse a tappe e, tanto per cambiare, alle Olimpiadi, Los Angeles e Seoul.

Alta Badia
Pralongià con Maria Canins – Ph. Mario Verin

Oggi a 69 anni Maria Canins se ne infischia del cronometro e pedala per puro piacere. Non solo per se stessa. Ma per trasmettere la bellezza delle sue montagne a chi si fa accompagnare da lei lungo i crinali, i sentieri bianchi e i single track dell’Alta Badia.  

Pedalarle dietro durante la E Bike Ways di fine settembre, è stato un privilegio. Così come chiacchierare con lei, durante le soste.

Maria, qual è il segreto della tua longevità sportiva?

Nessuno in particolare. Di certo sono sempre andata a tutta  sugli sci sin da ragazzina e poi sui pedali, soprattutto da quando mio marito (il compianto Bruno Bonaldi, grande figura di sportivo morto nell’estate 2016 in un incidente mentre si allenava in bici da corsa sulle strade dell’Alta Badia, ndr) mi fece come regalo di nozze una bella bicicletta da strada. Sono due discipline che non ho mai smesso di combinare, insieme con la corsa. Ecco, il variare sport a seconda della stagionalità, d’inverno lo sci di fondo, in primavera ed estate ciclismo e corsa su strada, mi ha evitato stress muscolari e agevolato sotto il profilo psicologico.

Come vedi oggi il mondo dello sport professionistico?

Troppo esasperato. Gareggiare per vincere è importante, io lo facevo, ma ci si scorda che una competizione sportiva è un gioco. Ed è come una torta. Non è solo il mangiarla che conta. Conta la sua preparazione, i tanti ingredienti che ci metti. Può anche non venir bene, e allora la mangi lo stesso, non casca il mondo. Così è con lo sport. Con quello agonistico in particolare. A me le corse perse, i secondi posti che in molti casi avrebbero potuto essere vittorie, non hanno mai provocato escandescenze. Così come non mi sono esaltata con le vittorie. Alla mia epoca, dove la pressione mediatica c’era ma era niente al confronto con quella attuale, ci si poteva riuscire. Ma chi si avvia all’agonismo non dovrebbe mai farsi ingannare da vittorie e sconfitte.

Alta Badia
Maria Canins al centro con Antonio Schembri (a destra) ed Elisabeth Clara di IDM Südtirol

La piaga del doping è sempre attuale. Si riuscirà secondo te a sanarla?

Sì, a condizione di avviare un percorso educativo che parte da lontano, in cui le famiglie giocano la parte decisiva. Vincere sporco è proporzionale al non avere un’etica. Poi però gli atleti, purtroppo sempre più numerosi, che assumono sostanze per migliorare le prestazioni devono prima o poi confrontarsi con la propria coscienza. Inoltre non ha senso esasperare allenamenti e diete. Io mi allenavo forte, ma per non più di due ore al giorno. E senza integratori. Il mio carburante era il cibo genuino, pane e salame e qualche buono strudel. Allora come oggi.  

Oggi, vai molto in mountain bike. Cosa pensi delle E bikes?

Sono sempre legatissima alle mountain bike muscolari ma mi piace molto muovermi anche con la pedalata assistita. Lo trovo un ottimo sistema per modulare meglio lo sforzo in salita e godere i paesaggi della montagna in maniera dinamica e nello stesso tempo soft.

Qual è il percorso in mountain bike o sulla E bike che consiglieresti?

Ce ne sono svariati qui in Alta Badia. Io amo molto quello che da La Val termina a San Cassiano. Mi piace farlo attraversando Pederoa, salire fino al Maso Curcella, passare dal rifugio Soraghes, e attraversare la pista B del Piz Sorega, dove si può fare un piccolo trail al Pic Pré, un percorso artificiale realizzato di recente, molto divertente. Da lì vado al Pralongià, ancora un altro rifugio, il Bioch, per arrivare a Pedrace, e lungo la forestale, chiudo appunto a San Cassiano. Un carosello di paesaggi in meno di cinquanta chilometri, per un dislivello totale di quasi 1.400 metri.

Alta Badia
Maria Canins – Ph. Mario Verin

Oggi accompagni diversi gruppi di cicloturisti, in estate e autunno.

Sì, in genere arrivano da Germania e Svizzera, con ottime bici e un buon allenamento, meno dall’Italia. Per i meno allenati opto per percorsi meno impattanti ma anch’essi di grande bellezza. Per esempio, un tragitto di una quarantina di chilometri tra Longiarù e Pederü, tra bellissime cascate e malghe.  

Non hai mai abbandonato l’Alta Badia. Tre cose che ami di più della tua terra?

Il panorama, la gente montanara e il fatto che qui tra queste montagne favolose si respira spiritualità. Credere in qualcosa, quando le cose vanno storte in certi momenti della vita, fede e sport sono ancore di salvezza formidabili.

 

Antonio Schembri

Antonio Schembri

Ha cominciato a lavorare con Il Resto del Carlino nella redazione centrale di Bologna e collabora dal 2000 con il gruppo Il Sole24ore. Scrive anche per The Good Life Italia e su alcuni magazine di viaggi e turismo (tra questi Marco Polo, Mondo in Tasca, Bell’Italia, in Viaggio e That’s Italia). Da Palermo, la sua città, lavora attualmente per la redazione del mensile Gattopardo e il magazine online Le Vie dei Tesori, occupandosi di innovazione, cultura e reportage di viaggio.
Antonio Schembri

Latest posts by Antonio Schembri (see all)

Antonio Schembri
Ha cominciato a lavorare con Il Resto del Carlino nella redazione centrale di Bologna e collabora dal 2000 con il gruppo Il Sole24ore. Scrive anche per The Good Life Italia e su alcuni magazine di viaggi e turismo (tra questi Marco Polo, Mondo in Tasca, Bell’Italia, in Viaggio e That’s Italia). Da Palermo, la sua città, lavora attualmente per la redazione del mensile Gattopardo e il magazine online Le Vie dei Tesori, occupandosi di innovazione, cultura e reportage di viaggio.
Vai alla barra degli strumenti