Calabria Straordinaria, Terra dei Padri, La Calabria è a casa, questi gli slogan presentati il 20 luglio a Milano. Non è un progetto rivolto a chi ama il turismo “Mordi e fuggi” o “Metti una tacca sul tuo bastone”. Risponde alle esigenze di un viaggiatore intelligente, che non punta ai numeri, ma vuole sapere e approfondire i lati meno noti e la storia di un luogo. Tutto parte da individuare i cento Marcatori Identitari Distintivi, ovvero quegli elementi che caratterizzano il patrimonio naturalistico, storico, artistico, culturale, enogastronomico della Regione. Un patrimonio da mettere in evidenza e su cui investire, fruibile e vendibile 365 giorni l’anno a diversi target di viaggiatori, come ha spiegato Fausto Orsomarso, Assessore allo Sviluppo economico, al Turismo e all’Internazionalizzazione della Regione Calabria. Fondamentale lo studio fatto dalla Demoskopica, di cui ha elencato i risultati più interessanti il presidente Raffaele Rio. Come importante è la comunicazione che coinvolgerà varie community trasversali, ben informate sul territorio, per trasmetterne il calore e la conoscenza, ha detto Orazio Spoto, Presidente di Instagramers Italia ETS. Una ricerca quella dei cento marcatori non semplice, ha commentato nel suo intervento in collegamento Lucio Presta, Project manager Calabria Terra dei Padri 2023, che con i suoi ambasciatori internazionali, diffonderà l’immagine di una terra ancora molto inesplorata. “Vogliamo raccontare la nostra identità, recuperare la ricchezza dell’assoluta semplicità” è l’idea del Presidente della Regione Calabria Nino Spirlì, che ha ricordato come la Regione sia un crogiuolo di popolazioni, greci, turchi, normanni, spagnoli, goti, e come ci siano ancora usanze e prodotti di millenni fa, come un certo pane o i famosi tessuti Cangiari, i cui disegni sono stati tramandati recuperando i canti, che servivano a spiegare la lavorazione, “una fotografia del passato innestata nel Terzo Millennio”. “Si devono mantenere le rughe del millennio. Il concetto del borgo calabrese non è fatto solo del castello duecentesco, del palazzo del Trecento, della chiesa barocca, ma anche delle brutte case dell’ultimo secolo” ha concluso.

Redazione Neos

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