Iraq, settembre 1994. Il mio primo viaggio in quel paese dove sarei stata l’ultima volta nel 2003, subito prima dell’arrivo delle truppe americane. Un mondo perduto, di cui mi rimangono foto di bassa qualità ricavate da vecchie diapositive. Vorrei pubblicarle tutte, difficile sceglierne una. Ci sono i bambini di Bassora, i venditori ambulanti di Baghdad, i negozianti sorridenti perché, anche con l’embargo e l’Occidente presentato come nemico, gli iracheni erano gentili, cordiali e si mettevano in posa per una foto anche non richiesti. Alla fine ho scelto questa immagine perché ricorda un luogo che davvero non esiste più, se non come macerie. Era il sito archeologico di Nimrud, uno dei centomila registrati in Iraq, una città assira sul Tigri, a Sud di Mosul ricordata nella Bibbia con il nome di Calah che fu per un secolo capitale dell’impero assiro. Nella foto si vede la porta Nord-Ovest del palazzo di Assurmasirpal II custodita da un lamassu, una divinità protettiva sumera. Nell’aprile 2015 l’Isis ha distrutto completamente perché “non islamico” il sito, che era già stato abbandonato e vandalizzato in seguito all’invasione americana del 2003, usando esplosivi e bulldozer. Carla Reschia

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