Ibrahim Mahama
Credit: Marco De Scalzi

In occasione dell’Art Week milanese, la Fondazione Nicola Trussardi presenta, da oggi al 14 aprile, l’installazione A Friend dell’artista ghanese Ibrahim Mahama, ai caselli daziari di Porta Venezia.

A vedere i due edifici neoclassici avvolti in sacchi di iuta, il pensiero va immediato a Christo, che negli anni ’70 aveva impacchettato anche monumenti milanesi, nella sua critica al mondo dei consumi. Il riferimento più giusto va, invece, ai sacchi di Burri degli aiuti alimentari del piano Marshall, considerati “garze applicate sulle ferite della storia”.

Ibrahim Mahama
Credit: Marco De Scalzi

Per Mahama (classe 1987 e partecipazioni alla Biennale di Venezia e a Documenta) i sacchi sono un modo per raccontare un sistema che fa circolare liberamente per il mondo le merci, mentre ferma e respinge le persone ai confini.

Sui 10mila sacchi applicati, senza uso di chiodi ma con 9 mila fascette, dalle guide alpine, si leggono dei nomi. Sono dei luoghi di spedizione, ma anche di persone. Richiamano i dati personali che i migranti si tatuano sul corpo per essere rintracciati in caso di morte.

Ibrahim Mahama
Credit: Marco De Scalzi

Il site specific si chiama appunto A Friend ed è un tributo e un modo per ricordare le migliaia di persone scomparse. Ogni sacco, metafora di un corpo, ha spiegato Massimiliano Gioni curatore della mostra, è una storia.

Anche la scelta del luogo non è casuale, ha ribadito l’assessore alla cultura Filippo Del Corno. I due caselli daziari erano i confini della città nel XVII secolo ma, nello stesso tempo, ora delimitano Porta Venezia, uno dei quartieri più multietnici di Milano, simbolo della sua accoglienza. Perché come ha ricordato il presidente Beatrice Trussardi, la Fondazione non vuole avere una sede fissa per le esposizioni, ma trovare ogni volta dei luoghi simbolici per fare riflettere sui temi della nostra società.    

 

 

 

 

Redazione Neos

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