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Durban: Monumento a Gandhi

Giorni fa ho scritto a Tara Gandhi Battacharjee, nipote del padre dell’indipendenza indiana, che avevo intervistato in occasione della pubblicazione del mio articolo dedicato a Gandhi nel centenario della sua nascita sulla rivista La Città. Molto legata all’Italia, figura di spicco della società indiana, è vice presidente del Kasturba Gandhi National Memorial Trust, centro fondato nel 1945 a Indore dal Mahatma e intitolato a sua moglie Kasturba, per aiutare le donne e i bambini più poveri garantendo loro assistenza sanitaria, accesso all’istruzione e preparazione professionale, e da 20 anni impegnata nel “Save the Ganga Movement”, per la protezione dell’ambiente e dei fiumi in India.

Ecco la sua risposta in cui ci sono parole degne del leader della non violenza. Parole di pace e speranza.

La lettera

We are together and feeling despondent for the furious challenges on planet earth. But I am sure that our togetherness and prayers will completely destroy the merciless fury facing us at this moment. 

Please give me all your news. 

With all of you in prayer.

Siamo insieme e ci sentiamo scoraggiati per le furiose sfide sul pianeta terra. Ma sono sicuro che il nostro stare insieme e le nostre preghiere distruggeranno completamente la furia spietata che ci sta di fronte in questo momento.

Per favore, dammi tutte tue notizie.

Con tutti voi in preghiera.

La preghiera

Homage to Mother Earth

What does Italy mean to me?

Is it the nature, culture, beauty, art, history or is it friendship?

Italy is all this to me and above all, Italy is a mother to me. How can I bear to see my mother in pain?

How does one define Mother India?

How can I define Madre Italia?

How do I define mother earth?

A mother is all divinity.

We are together in our homage and in our prayer.

Omaggio alla Madre TerraCosa significa l’Italia per me?È natura, cultura, bellezza, arte, storia o è amicizia?L’Italia è tutto questo per me e soprattutto, l’Italia è una madre per me. Come posso sopportare di vedere mia madre soffrire?Come si definisce Madre l’India?Come posso definire Madre l’Italia?Come definisco la Madre Terra?Una madre è tutta divinità.Siamo insieme nel nostro omaggio e nella nostra preghiera.  Tara Gandhi Bhattacharjee

Quel che resta dell’eredità di Gandhi

di Pietro Tarallo

Pubblicato nel novembre 2019 sul mensile La città

Cosa rimane in India dell’insegnamento di Gandhi? Poco o nulla. Anche se il Bjp, partito di maggioranza, conservatore e ultrareligioso indù, guidato dal primo ministro Narendra Modi, tenta di “appropriarsi indebitamente”, secondo il Partito del Congresso, del culto di Gandhi. Il paese è travolto dagli integralismi religiosi e da una corsa sfrenata al profitto e al consumismo. Lontano ormai dai principi gandhiani. Il volto di Gandhi, come un’icona pop, è riprodotto seriamente sulle banconote indiane. Il giorno della sua nascita, avvenuta il 2 ottobre 1869, è festa nazionale ed è stato dichiarato dall’ONU International Day of Non-Violence.

 

Proprio il 2 ottobre di quest’anno, quando tutta l’India celebrava i 150 anni della nascita della “Grande Anima”, nel Madhya Pradesh ignoti profanatori entravano a Laxman Bagh di Rewa, uno dei tanti “Bapu Bhawan”, luoghi di culto eretti in suo onore disseminati in tutto il paese. Dopo aver scritto “traditore” sulla sua foto con una vernice spray verde, hanno rubato le sue ceneri da una piccola urna disperdendole. L’atto vandalico è da attribuire a “esponenti degli ambienti estremisti ultrareligiosi vicini alla RSS, braccio armato parafascista del nazionalismo induista, l’organizzazione di difesa dell’induismo dalle cui fila uscì Nathuram Godse” che assassinò il Mahatma con una Beretta il 29 gennaio 1948.

Eppure sono ancora molti a seguire le orme del Mahatma. “Il pensiero e l’opera di Gandhi rappresentano ancora oggi una lezione fondamentale per la società contemporanea sia in India sia nel mondo”, sostiene Tara Gandhi Battacharjee, nipote del padre dell’indipendenza indiana, vice presidente del Kasturba Gandhi National Memorial Trust, centro fondato nel 1945 a Indore dal Mahatma e intitolato al sua moglie Kasturba, per aiutare le donne e i bambini più poveri garantendo loro assistenza sanitaria, accesso all’istruzione e preparazione professionale, e da 20 anni impegnata nel “Save the Ganga Movement”, per la protezione dell’ambiente e dei fiumi in India. “Le generazioni, che si sono succedute dal dopo Mahatma e fino ai giorni nostri, hanno seguito e continuano a seguire i suoi molti insegnamenti, tra i quali vi sono i cinque pilastri fondamentali alla base della non-violenza: rispetto, comprensione, accettazione, gratitudine e compassione. Tuttavia gli uomini non hanno mai smesso e non smetteranno di macchiarsi di crimini orribili, perpetrati a danno dei più deboli, degli innocenti e di coloro che tentano strenuamente di cambiare lo stato delle cose su questo pianeta, finché le loro menti resteranno piene di violenza. Finché tale violenza non sarà sradicata dalla mente dell’uomo, l’Umanità tutta e la Madre Terra saranno sempre più malate. Per fortuna abbiamo molti esempi di giovani che continuano a ispirarsi al Mahatma che tra le tante cose diceva sempre: “Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo”.

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Cenotafio di Gandhi a Delhi

Mohandas Karamchand Gandhi o più affettuosamente chiamato Bapuji, “il padre”, che per me era semplicemente il mio nonno, aveva una fede incrollabile nel potere della non-violenza che, come un’onda continua a riflettersi nei giovani che lo studiano, lo apprezzano e lo considerano il Padre della Nazione. Lui mi ha sempre trasmesso straordinarie lezioni di vita con grande semplicità, ma soprattutto con un forte senso dello humour che era spiccato in lui. Oggi, in India e nel mondo, vi sono numerosissime associazioni, fondazioni e organizzazioni che considerano i suoi insegnamenti senza tempo e dunque validi tanto in passato che nel presente, poiché la violenza stessa non ha tempo e resta sempre violenza. Auspico che le nuove generazioni, oggi impegnate nella salvaguardia del pianeta, possano favorire attraverso un grosso lavoro e impegno, la ripulitura delle menti umane dalla violenza che resta la macchia peggiore dell’Umanità”.

È sempre in attività ad Ahmedabad l’Ashram di Sabarmati, nell’omonimo sobborgo, a 6 km dal centro, sulle rive del fiume Sabarmati. Aperto nel 1917, divenne la residenza del Mahatma, dopo il suo rientro in patria dal Sudafrica, che vi abitò per 12 anni insieme alla moglie Kasturba. Qui Gandhi e i suoi seguaci filarono e tesserono il khadi, tessuto in cotone con l’arcolaio, simbolo di resistenza dell’India contro i tessuti inglesi. Ma anche “perché ogni giro della ruota fila pace, buona volontà e amore.” Qui iniziò la sua lotta per l’indipendenza dell’India. Qui organizzò la sua marcia più famosa: la Marcia del Sale, dal 12 marzo al 5 aprile 1930, 320 km da Ahmedabad a Dandi, porto sull’Oceano Indiano.

Gandhi a Genova

Nel Porto Antico, zona Mandraccio, il 22 giugno 2006, è stata collocata la statua del Mahatma, donata dallo stato indiano, raffigurato in cammino con il bastone e il dhoti. Abbigliamento consueto di Gandhi che Winston Churchill definì “un fachiro sedizioso che se ne va in giro mezzo nudo”. Antonella Perlino, grande amica di Tara Gandhi, che ne ha seguito l’attività, ha organizzato il suo viaggio in Italia, ricorda: “Il 20 maggio del 2012, ho avuto il piacere e l’onore di accompagnare Tara Gandhi a Genova per vedere la statua di suo nonno e visitare l’ospedale pediatrico Gaslini, e i suoi diversi reparti, visto che in India è impegnata nell’assistenza e nell’accoglienza sanitaria di bambini e madri indigenti che si recano nei numerosi ashram dedicati a sua nonna Kasturba. Tara Gandhi rimase molto colpita da questa visita e il suo commento fu: “Un grande ospedale colorato, che dona allegria, ma soprattutto ispira sicurezza e fiducia”.

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Tara Gandhi Battacharjee dinanzi al monumento di Gandhi nel Porto Antico di Genova

Subito dopo ha voluto recarsi presso alcune Case Famiglia che ospitano le famiglie dei piccoli pazienti oncologici che hanno bisogno di alloggi per le lunghe degenze dei loro figli. Questa donna umile, pacata e determinata, che ispira calma e amore, ha catturato il cuore di molti con le sue parole e i suoi gesti fatti di azioni semplici. Un esempio: in occasione dell’incontro al Gaslini le fu comunicato che dopo qualche mese l’ospedale avrebbe aperto una nuova ala day hospital capace di accogliere circa 400 bambini. Tornata in India, Tara Gandhi ha subito riunito molte donne esperte e di buona volontà, chiedendo loro di lavorare giorno e notte per preparare circa 500 giocattoli di pezza, usando i resti delle lavorazioni del khadi, la pregiata stoffa filata con l’arcolaio del Mahatma. Il suo obiettivo era quello di far trovare pronti per i bambini i colorati giocattoli di stoffa, il giorno dopo l’inaugurazione del nuovo reparto. Queste donne si sono subito messe al lavoro e sono riuscite a compiere un bellissimo gesto di solidarietà”.

Ma la follia e la stupidità umane si sono accanite anche sulla statua di Gandhi. “Vandali ne hanno rubato per ben due volte gli occhiali”, ricorda Giorgio Mosci”, ex presidente del Porto Antico. “Ho provveduto a far fare copia degli occhiali tramite il responsabile manutenzioni della Porto Antico e con il supporto di Sparviero, ottico di Via San Lorenzo. Quando li abbiamo rimessi è venuta l’ambasciatrice dell’India a Roma S.E. Reenat Sandhu. Mentre Tara Gandhi non è potuta essere presente. Abbiamo convocato in quella occasione il gruppo indiano del Kerala presente a Genova. Devo precisare che ero da solo a rappresentare la città. Purtroppo gli occhiali non sono stati saldati e ancora una volta sono scomparsi”.

Anche questo era Gandhi. Un Gandhi inedito e insospettabile. Tutto da scoprire. Che lo rende più umano, più autenticamente vicino a noi. Ecco perché.  A scuola non amava le tabelline e la sua grafia era pessima. A 13 anni “fu sposato” alla coetanea Kasturba. Tipiche nozze indù fra bambini, pratica che condannò duramente. Tuttavia amò molto la moglie da cui ebbe 4 figli e si dimostrò nei suoi confronti spesso geloso e possessivo, come racconta con estrema sincerità nella sua autobiografia. Era molto timido, tanto che al suo primo controinterrogatorio da avvocato in tribunale svenne, perse la causa e dovette rimborsare la parcella al cliente. Gli piaceva molto in calcio. Quando era in Sudafrica fondò tre squadre. Era vegetariano convinto fin da giovanissimo. Si faceva pagare articoli e autografi per finanziare le sue campagne non violente.

Da leggere. Tara Gandhi Battacharjee nel Il romanzo della mia vita (Il Canneto Editore) illustra un’immagine del lavoro che fa rivivere l’idea di una comunità “altra” basata su coesione, armonia e solidarietà, e alla quale l’Occidente deve oggi guardare per riscoprire la produttività “compassionevole” dell’India di Gandhi. La tessitura con l’arcolaio non è solo attività quotidiana di sussistenza ma soprattutto un simbolo potentissimo nella filosofia del Mahatma Gandhi. Numerosi sono i libri scritti da Gianni Sofri, uno dei più grandi studiosi italiani del Mahatma, fra questi ricordiamo Gandhi e l’India (Giunti) e Gandhi, tra Oriente e Occidente (Sellerio).

Bio Gandhi

#iorestoacasa

#aitempidelvirus

#leparolenonbastano

 

 

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo vive e lavora a Pieve Ligure, paesino sul mare vicino a Genova. Prima pubblicitario, poi insegnante, infine giornalista e viaggiatore, ha collaborato con numerose riviste, settimanali e quotidiani nazionali. 
Si è aggiudicato alcuni premi nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il Turismo, 1991; PATA, 1993; Pluma de Plata de Mexico, 1994; Premio per migliore Guida Turistica e Premio Adutei, 1995; XVIII Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, 1995; Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapore, 1996; Premio eco-turismo Giandomenico Ducali, 2005; Premio Camogli, 2008; Menzione speciale del Premio Chatwin come autore di guide e Premio Il Gambero Rampante-Santa Margherita, 2009. 
Organizza ogni anno Il Salotto del Viaggiatore, presso Bagnara Gallery, via Roma 8, secondo piano, Genova, tel. 010.5957565, www.gigliobagnara.it, dove parla dei suoi viaggi.
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Pietro Tarallo vive e lavora a Pieve Ligure, paesino sul mare vicino a Genova. Prima pubblicitario, poi insegnante, infine giornalista e viaggiatore, ha collaborato con numerose riviste, settimanali e quotidiani nazionali. 
Si è aggiudicato alcuni premi nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il Turismo, 1991; PATA, 1993; Pluma de Plata de Mexico, 1994; Premio per migliore Guida Turistica e Premio Adutei, 1995; XVIII Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, 1995; Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapore, 1996; Premio eco-turismo Giandomenico Ducali, 2005; Premio Camogli, 2008; Menzione speciale del Premio Chatwin come autore di guide e Premio Il Gambero Rampante-Santa Margherita, 2009. 
Organizza ogni anno Il Salotto del Viaggiatore, presso Bagnara Gallery, via Roma 8, secondo piano, Genova, tel. 010.5957565, www.gigliobagnara.it, dove parla dei suoi viaggi.
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