Museo Nazionale di Sohag

Costato circa tre milioni e mezzo di euro, ha avuto una gestazione lunga 25 anni. È il nuovo museo nazionale di Sohag costruito lungo le sponde del Nilo che – dopo diverse interruzioni dei lavori per divergenze su questioni di ingegneria e di design degli interni e nonostante la mancanza di fondi – finalmente ha aperto le sue porte con i suoi 8mila metri quadrati e che sarà uno dei più grandi musei dell’Alto Egitto.

Il museo ha la forma di due mastabe sovrapposte che si affacciano sul Nilo, ha anche un molo destinato all’attracco dei traghetti ed è circondato da canali d’acqua e fontane. All’ingresso ci sono cinque colossi della dea Sekhmet nella sua forma leonina. L’interno è ispirato dall’ambiente che circonda la città di Sohag: le pareti sono dipinte di verde scuro come la rigogliosa vegetazione della zona, mentre lo sfondo delle vetrine è in beige chiaro a ricordare l’ambiente desertico di questo governatorato nel Sud del Paese.

Museo Nazionale di Sohag

Il nuovo museo copre tutta l’area che va da Asyut (dove sono nati il filosofo neoplatonico Plotino e Giovanni da Lycopolis, uno dei più grandi santi dell’Egitto cristiano) fino a Dandara (celebre per il tempio tolemaico dedicato alla dea Hathor), valorizzando e promuovendo un territorio molto importante e fino ad oggi frequentato per lo più soltanto da addetti ai lavori. E dove, a Deir Dronka, si trova uno dei più importanti monasteri dedicati alla Vergine meta di pellegrinaggi soprattutto in occasione della festa il 22 agosto e, dove secondo la tradizione, sarebbe stata ospitata la Sacra Famiglia. Ma, soprattutto, quello appena inaugurato è il primo museo nazionale aperto nel governatorato di Sohag.

Museo Nazionale Sohag
Il ministro delle antichità Khaled el-Anani e il governatore di Sohag Ayman Abdel Moneim in visita al SNM per il controllo finale prima dell’imminente apertura

È stato lo stesso presidente Al-Sisi a fare il taglio del nastro. “Il Museo Nazionale di Sohag”, ha voluto sottolineare il ministro egiziano delle antichità, Khaled el-Enany, “non è soltanto un museo d’importanza regionale: è parte della strategia nazionale di sviluppo dei governatorati dell’Alto Egitto e delle loro risorse”. L’idea del ministro è quella di rendere il Museo di Sohag un importante polo culturale e didattico valorizzando e promuovendo il Sud del Paese.

Sohag National Museum

Tutta l’area è ricca di importanti siti: da Nag Hammadi, dove sono stati scoperti nel 1945 importanti manoscritti copti tra cui un Vangelo apocrifo detto “Vangelo secondo Tommaso”, alla città santa di Abydos con il tempio dedicato ad Osiride, ai celebri monasteri, da quello di Amba Shenuda simile a una fortezza che alla sue abbaglianti mura in pietra calcarea – provenienti dalle rovine delle vicina Athribis – deve il nome di monastero Bianco, a quello di Deir el-Ahmar, detto monastero Rosso per il  suo muro esterno di mattoni. Ad Akhmim sono stati ritrovati preziosi frammenti di tessuti copti. E ancora oggi questo luogo è uno dei centri più importanti dell’Alto Egitto noto per i tessuti di cotone e la produzione di scialli con le frange dai colori molto vivi largamente usati in tutto il Paese.

Il nuovo museo narra tutto questo. Al suo interno conserva un migliaio di reperti suddivisi in sei sezioni che vanno dal Predinastico all’epoca islamica. I pezzi esposti provengono dagli scavi archeologici del governatorato. Molti sono stati spostati dal museo Egizio del Cairo, dal museo di Arte Islamica nel quartiere Bab Al-Khalq della capitale, dal museo Tessile in Al-Moez Street nel centro storico del Cairo (a Downtown) e dal Museo Copto al Fustat, nella Cairo vecchia.

Ci sono poi alcune sezioni che illustrano la storia stessa della città di Sohag, una delle più antiche d’Egitto, famosa per la sua industria tessile e sede di diversi faraoni delle dinastie più antiche, nonché delle vicine Abydos e Akhmim.

Sohag National Museum

Il reperto più importante conservato nel museo è la statua di un comandante dell’esercito della VI dinastia di nome Wini, che rappresenta anche il primo comandante dell’esercito egizio noto al momento. Ci sono anche i bassorilievi di Seti I e una statua di suo figlio Ramses II, nonché un piccolo manoscritto persiano che narra la storia di Qays ibn Al-Mulawah e Layla (nota come la storia di Layla e Al-Majnun), una vicenda amorosa ambientata nell’Arabia dell’ottavo secolo. Ci sono poi vasi di terracotta, dipinti (tra cui alcuni che raffigurano donne e uomini che si bagnano nel Nilo), lampade, tessuti decorati, abiti di lino per bambini, e anche un pezzo di tessuto Kiswa (lo stesso che ricopre la Kaʿba della Mecca: è un broccato intrecciato con fili d’oro e sulla cui superficie sono riprodotti versetti islamici) e tanti oggetti che rappresentano le tradizioni, i costumi, l’industria e l’artigianato della zona compresi gli abiti tradizionali e i gioielli.

Un museo che come uno specchio rifletterà la storia di questa regione d’Egitto secondo la nuova filosofia adottata dal Ministero delle antichità, ovvero quella di trasformare i musei in istituzioni più educative e culturali, sensibilizzando il pubblico all’archeologia e rafforzare così il senso di appartenenza.

Redazione Neos

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