pasqua
Isola di Pasqua – Anakena

Il coronavirus è arrivato anche nell’Isola di Pasqua: isola cilena sperduta nelle immensità dell’Oceano Pacifico, a circa 4000 km da tutto. È stato registrato in questi giorni il primo caso di contagio.

Come è arrivato si chiedono i suoi abitanti atterriti? Sicuramente portato dagli aerei che facevano la spola da Santiago più volte la settimana. Ora i voli sono stati bloccati e l’isola è completamente isolata dal resto del mondo.

I suoi abitanti vivono nel terrore e si sentono inermi di fronte a questa pandemia mondiale. Le attrezzature sanitarie locali sono praticamente inesistenti. Come le camere di rianimazione e i medici. Infatti l’unica struttura sanitaria ha due letti di terapia intensiva, c’è un aereo-ambulanza per il trasporto di pazienti gravi verso il continente. Tecnicamente si possono curare solo tre pazienti alla volta. Oltre 700 turisti aspettano di essere evacuati.

Il sindaco Edmunds Paoa ha dichiarato: “Vi è un adulto attualmente in condizioni stabili. Stiamo risalendo ai contatti di questa persona per evitare nuovi casi. La propagazione del virus sarebbe un disastro, potrebbe essere la nostra fine”.

Il viaggio, fatto circa 15 anni fa all’Isola di Pasqua, è stato uno dei più importanti e coinvolgenti che abbia mai fatto per sua la storia e per il mistero dei suoi moai, dei suoi riti e della sua gente. Chissà che ne sarà del proprietario del ristorante la Taverne du Pecheur, Gilles Pesquet, simpatico bretone arrivato qui nel 1991. Gigantesco, incredibilmente somigliante a Obelix. E i giovani che suonavano la chitarra e disegnavano sulla spiaggia di Anakena? E le tre enormi e burlone sorelle che preparavano da mangiare per i turisti servendo pesce fresco sui tavoli in legno sotto le alte palme, che a me hanno imbandito un piatto “muy especial”?

Acque smeraldo e palme. Su questa spiaggia bianca sbarcò il leggendario Hotu Matua, giunto fin qui dalla Polinesia in canoa. Fu lui a battezzare l’isola Te Pito Te Kuraua o “Ombelico del mondo o Ombelico di luce”. Vi si trovano l’Ahu Nau Nau, noto per la bellezza dei suoi 7 moai a cui sono messi gli occhi in occasione della grande festa che si tiene tutti gli anni a febbraio. Isolato su una breve altura, l’Ahu Ature Huki ha un solo moai.

Riuscirò a rivederli e a rimane incantato un’altra volta dalla magia di questo luogo?

#aitempidelvirus

#leparolenonbastano

#iorestoacasa

Pietro Tarallo

Pietro Tarallo

Ha scritto 80 libri fra guide turistiche, testi geografici e libri fotografici, dedicati all’Italia, all’Europa, all’America, all’Africa Australe, al Medio Oriente, all’India, al Sud-Est Asiatico, alla Cina, all’Australia e ai Monasteri, e reportage per riviste e quotidiani. Collabora con: Il Giornale del Viaggiatore, Mentelocale.it, TerreIncognite Magazine, LSD, Voyager e Latitudes. I suoi libri più recenti: Monasteri in Italia (Touring), Le Antiche Vie della Fede (e-Book, Simonelli), Persone. Protagonisti 1980-2014 (Il Canneto) e Giro del mondo in 80 paesi (Polaris). Organizza dal 2007 “Il Salotto del Viaggiatore” dove racconta i suoi viaggi e quelli dei suoi ospiti. Dal novembre 2016 è Presidente della NEOS.