A picco sul mare, alle pendici del Gebel Manar, fra il verde di cipressi e lecci secolari, Sidi bou Said ha conservato intatto il suo fascino quasi millenario. Circa 21 chilometri a nord da Tunisi è un luogo santo per i musulmani. Dove ora c’è il faro, fu edificato dagli arabi un ribat, monastero fortificato, a presidio del golfo. Ne sono testimonianza le stradine lastricate, i giardini nascosti, i patii fioriti, le case bianche con le porte e le finestre dipinte di blu ornate da bougainville. Il suo nome viene dal mistico Abou Said Khalafa ben Yahia el-Temimi el-Beji che, all’inizio del 1207, ne fece la base di diffusione del sufismo.

Sidi Bou Said


 Dal XVIII secolo divenne il luogo prediletto per i soggiorni estivi di principi, ministri, alti funzionari e notabili che vi costruirono palazzi e residenze. Risale al 1915 il decreto per la salvaguardia integrale del villaggio: restaurato secondo un progetto di valorizzazione dell’architettura tunisina e rivitalizzato con il tradizionale artigianato locale, frequentato da scrittori, artisti, musicisti e poeti. Allora vi hanno soggiornato, tra gli altri, André Gide e Paul Klee. Sulla strada principale, al moresco Café des Nattes (Caffè delle Stuoie), adagiati su morbidi cuscini variopinti, si beve, il migliore tè della Tunisia, alla menta con i pinoli.

Più avanti si eleva la moschea. Costruita dopo la morte di Abou Said, fu restaurata dagli husainidi, ai quali è attribuito anche l’elegante minareto della vicina zaouia (piccolo edificio religioso). Una stradina in salita porta al cimitero, con le tombe di numerosi discepoli di Abou Said, sepolto nella parte alta. Fra le tombe di un bianco abbacinante lo sguardo spazia sul Golfo di Tunisi, di incredibile bellezza.

 

 

Isabella Radaelli
Sono cittadina del mondo, amo viaggiare e penso che ogni luogo, anche quello che ci sembra meno bello, abbia qualcosa da scoprire e da trasmetterci. Quando sono all’aeroporto mi sento già in vacanza e quando intraprendo un nuovo viaggio mi entusiasmo come se fosse il primo. Il viaggio per me è a 360° e attraversa non solo i Paesi, ma tocca la cucina, le persone, le albe e i tramonti. Ho fatto mia questa citazione “colui che non viaggia è come una rana che rimane nel suo stagno”. Collaboro con alcuni giornali e riviste per quanto riguarda l’enogastronomia, il turismo e il benessere. Nel 2011 ho aperto un blog: The Lovely Girl (www.isabellaradaelli.it) in cui parlo dei piaceri della vita tra cui appunto i viaggi.
Isabella Radaelli

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Sono cittadina del mondo, amo viaggiare e penso che ogni luogo, anche quello che ci sembra meno bello, abbia qualcosa da scoprire e da trasmetterci. Quando sono all’aeroporto mi sento già in vacanza e quando intraprendo un nuovo viaggio mi entusiasmo come se fosse il primo. Il viaggio per me è a 360° e attraversa non solo i Paesi, ma tocca la cucina, le persone, le albe e i tramonti. Ho fatto mia questa citazione “colui che non viaggia è come una rana che rimane nel suo stagno”. Collaboro con alcuni giornali e riviste per quanto riguarda l’enogastronomia, il turismo e il benessere. Nel 2011 ho aperto un blog: The Lovely Girl (www.isabellaradaelli.it) in cui parlo dei piaceri della vita tra cui appunto i viaggi.
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