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Vicino all’ingresso, dieci bandiere attirano l’attenzione: sono quelle delle nazionalità delle 24 vittime dell’attentato del 18 marzo 2015. Per ricordare, il governo tunisino ha voluto, proprio qui, una lapide. Mentre fuori, nel giardino, un mosaico che riprende le volute e il disegno di quello che troveremo all’interno, riproduce i volti e i nomi delle vittime della follia omicida. Un’altra lapide è dedicata ad Akil, il pastore tedesco, cane poliziotto anche lui ucciso in quel tragico giorno. Varcata l’ampia e luminosa hall, ci si trova davanti al grande mosaico del Trionfo di Nettuno, un tempo pavimento, bello da mozzare il fiato.

Così si presenta il Museo del Bardo di Tunisi. Quello che colpisce subito è la luce, vivida, ma al contempo soffusa, che penetra attraverso una grande vetrata. Una sapiente mano ha guidato la costruzione dei moderni padiglioni che ben si armonizzano con il vecchio ’contenitore’ ottocentesco, residenza del Bey.  Superato il doloroso ricordo, si ha l’impressione che si apra uno scrigno di meraviglie. Mosaici magnificamente conservati, dai colori straordinari. Una visita obbligatoria per chi arriva in Tunisia. Moncef Ben Moussa, Conservatore del Bardo, ci spiega che questo è uno dei musei più importanti del Mediterraneo, con una delle più belle collezioni di mosaici romani. E’ il più grande della Tunisia e il più antico del mondo arabo e dell’Africa. Dopo l’attentato hanno rafforzato le misure di sicurezza e iniziato un percorso di cooperazione internazionale. Con l’Italia – conferma Ben Moussa – è in corso di perfezionamento anche un accordo per migliorare la protezione delle opere d’arte esposte. 

Continuando nella visita ci si rende subito conto dell’importanza e della bellezza di mosaici, statue e dei vari reperti archeologici. Altrettanto spettacolare la vecchia residenza del Bey, armonicamente inglobata nelle nuove sale, un esempio di armonia estetica. Fregi e stucchi dorati, architettura moresca esaltata dalla luce filtrata dalle vetrate policrome. Non è facile descrivere il concentrato di raffinatezza. Mentre è facile conservarne il ricordo nella propria mente. Per sempre, come il mosaico con il poeta Virgilio tra le muse Clio e Melpomene (III-IV sec.), vero e proprio gioiello per fattura e accostamento di colori. Ulisse e le sirene (IV sec.) che, come molti altri colpisce per il suo verismo. Il Trionfo di Nettuno (II sec.) è rappresentato in una raffinata allegoria. Di rilievo anche i mosaici del periodo cristiano, come il frammento di Ecclesia Mater, dove è raffigurata una basilica paleocristiana. E poi ancora e ancora statue pregevoli e raffinati elementi di architettura araba. Completa il quadro delle meraviglie un eccezionale Fonte battesimale del IV secolo.