Lo stesso compleanno per due magazine femminili che hanno segnato una svolta costruttiva e innovativa in un settore di stampa sovente considerato di serie B. Nati entrambi nel maggio 1996, hanno trovato voci nuove per parlare alle donne e argomenti che interessavano a una più vasta platea di lettori, compresi gli uomini e i giovani. D-La Repubblica delle Donne, supplemento de La Repubblica, e Io Donna, supplemento del Corriere della Sera, sono ancora oggi vivi e vegeti. Hanno compiuto 25 anni, un quarto di secolo. Che non dimostrano.

Come scrive Valeria Palermi, attuale direttore di D, nel suo editoriale del numero dedicato ai 25 anni di D, non si tratta di un’operazione auto elogiativa e d’amarcord. Ma ricordando il passato, si vuole guardare al presente e al futuro. Al mondo che si è trasformato dal quel lontano 1996 e al nuovo che avanza. Alle nuove generazioni. A una nuova platea di lettori che vanno oltre la connotazione di genere.

Daniela Hamaui, chiamata alla progettazione di D, che ha diretto fin dal primo numero, ha posto grande attenzione alla componente fotografica e iconografica e ha dato spazio a inchieste su temi di attualità come salute, politica e immigrazione. Ha aperto il magazine al mondo con reportage dedicati ai luoghi caldi del pianeta e a quelli meno noti, al turismo e ai viaggi. Scelte editoriali vincenti che sono seguite ancora oggi dall’attuale direzione. Inoltre D, fin dai primi numeri, è stato un prestigioso palcoscenico dove pubblicare i propri reportage anche per molti giornalisti e fotografi della Neos. Come lo è stato e lo è Io Donna, con un taglio forse diverso, ma pur sempre significativo.

Io Donna nasce con la direzione di Fiorenza Vallino, in copertina c’è Isabella Rossellini. Una scelta perfetta per il pubblico a cui si rivolge. Come commenta nel suo editoriale l’attuale direttore Danda Santini: “Bellissima, ma anche vicina. Italiana, cosmopolita. Modella anche altro”. Un pubblico di lettori quindi molto variegato con cui la rivista festeggia i suoi 25 anni. A dieci di loro, le più giovani, la rivista ha chiesto cosa significa avere venticinque anni ora e ad altre, alcune anche madri delle venticinquenni, cosa significava avere venticinque anni allora. Una riflessione per guardare al futuro.

Tanti auguri!

Luisa Espanet e Pietro Tarallo

 

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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