atene

di Maurizio De Rosa*

Venerdì 13 marzo 2020 mi trovavo a Plaka, la città vecchia di Atene. Con un amico ci eravamo dati appuntamento per un caffè all’ombra dell’antico monumento coregico di Lisicrate (gli Ateniesi lo chiamano anche Lanterna di Diogene per via della sua forma), dove fino alla metà dell’Ottocento sorgeva un monastero di cappuccini che aveva ospitato Lord Byron durante la rivoluzione contro gli Ottomani scoppiata nel 1821.

L’aria era già primaverile, ma la tensione si stagliava sui volti e nelle conversazioni. In Grecia il coronavirus era giunto già da qualche giorno, portato da gruppi di viaggiatori provenienti dall’Italia settentrionale e da Israele, scuole e università erano già state chiuse, e, guardando a quanto stava accadendo altrove, appariva chiara a tutti l’imminenza di misure assai più drastiche.

La ferale notizia è arrivata assieme al cameriere, che servendoci il caffè ci ha comunicato che quella era la loro ultima serata di apertura fino a nuovo ordine. Pochi minuti prima il premier Kiriakos Mitsotakis nel suo discorso alla nazione aveva annunciato la chiusura di tutti i locali pubblici e dei negozi, con l’eccezione di supermarket, minimarket e farmacie, a partire da sabato 14. Sulla via del ritorno verso casa ho visto che qualcuno aveva già deciso di abbassare le saracinesche, in precoce ottemperanza al divieto.

È da quella sera non sono più uscito di casa. Eccetto alcune rapide uscite per recarmi al vicino supermercato, la mia visione di Atene si limita alle immediate adiacenze del mio quartiere. Sebbene all’indomani del decreto non siano mancati casi di fuga verso campagne e isole, analogamente a quanto accaduto in altri Paesi, e sebbene non tutti abbiano capito da subito la gravità della situazione, in generale la città e tutta la Grecia hanno risposto bene alle misure straordinarie e, a detta di tutti, tempestive del governo greco.

Fino al momento in cui queste righe vengono scritte la Grecia è uno dei Paesi meno colpiti dalla pandemia ed esiste la speranza che entro giugno si possa tornare a un minimo di normalità, sia pure nella consapevolezza che quest’anno la stagione turistica è finita ancor prima di cominciare, che la Pasqua Ortodossa non sarà sostanzialmente celebrata e che lo spettro di una recessione peggiore di quella del 2010 è alle porte. In questo momento per dieci milioni di greci, immersi nel silenzio irreale di città e villaggi dal temperamento mediterraneamente estroverso, quello che conta è sopravvivere in attesa che l’incubo finisca.

*Nato a Milano nel 1971, vive ad Atene. È traduttore e scrittore.

#iorestoacasa

#aitempidelvirus

#leparolenonbastano

visitegreece.com

atene

Redazione Neos

Redazione Neos

Redazione Neos

Latest posts by Redazione Neos (see all)