Carol Guzy vince con questa foto il Concorso fotografico 2026 - World Press Photo of the Year

C’è una domanda che il fotogiornalismo si sta ponendo con urgenza crescente: fin dove può spingersi la tecnologia senza tradire la verità?
Il World Press Photo — il più prestigioso concorso annuale di fotogiornalismo e fotografia documentaristica al mondo — ha dato la sua risposta e non lascia spazio a interpretazioni.
L’Intelligenza Artificiale generativa è fuori. Esclusa dallecategorie principali, dai Long-Term Projects, dalle Stories. E dopo un breve momento di apertura che aveva fatto discutere, è esclusa anche dall’Open Format, categoria che sembrava poter diventare un laboratorio di sperimentazione, a patto che alla base ci fosse sempre una fotografia reale. Le critiche sono state durissime, e la fondazione ha fatto un passo indietro.

Perché questa posizione così netta?

La risposta è in una frase che trovo bellissima nella sua semplicità: «L’IA non può essere testimone di un evento».

Questo è il punto. Il fotogiornalismo non è illustrazione. Non è evocazione di una realtà possibile. È presenza. È esserci. È quello sguardo — umano, imperfetto, coraggioso — che documenta il mondo com’è davvero. World Press Photo lavora con protocolli di verifica rigorosi per rilevare manipolazioni e riempimenti generativi. Non come diffidenza verso la tecnologia in sé, ma come difesa di qualcosa di più prezioso: la fiducia. Perché quando guardi una fotografia di guerra, di migrazione, di protesta devi sapere che quell’immagine è successa. Che qualcuno era lì.

La verità è che nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può sostituire un fotoreporter.

Vincitrice del Concorso fotografico 2026 – World Press Photo of the Year, Carol Guzy, fotografa statunitense che ha catturato il momento in cui le figlie sconvolte di Luis si aggrappano al padre mentre gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) lo arrestano al termine di un’udienza sull’immigrazione a New York City, New York, Stati Uniti.

«Vi prego di capire che siamo venuti qui in cerca di un’opportunità migliore, non solo per noi stessi, ma per i nostri figli», ha detto Cocha, dopo che suo marito, Luis, è stato arrestato dagli agenti dell’ICE a seguito di un’udienza presso il tribunale dell’immigrazione nel Jacob K. Javits Federal Building. Luis, un migrante ecuadoriano residente nel Bronx, era l’unico a provvedere al sostentamento della famiglia. Secondo la sua famiglia, non ha precedenti penali. Cocha e i loro tre figli – di 7, 13 e 15 anni – sono rimasti inconsolabili, dovendo affrontare immediate difficoltà finanziarie e un profondo trauma emotivo.

NEOS segue con rispetto e ammirazione il lavoro di chi, in condizioni estreme, non abbassa la macchina fotografica e la “penna”.  

Gloria Vanni

Gloria Vanni

Giornalista professionista. Amo viaggiare, ospitare, creare connessioni. Andare controcorrente è nel mio Dna. Ho collaborato con giornali di viaggio come Tuttoturismo, Weekend & Viaggi, Gente Viaggi, Gulliver e con periodici di attualità come Capital, Pratica, A Tavola, Donna Moderna, Sale & Pepe, Guida Viaggi, Cosmpolitan, Taxi… Sono stata inviato speciale di Vie del Gusto e caporedattore di ¿Qué Tal?, la prima rivisita in spagnolo per l’Italia. Sono stata direttore di La Dolce Vita e Italia Orafa. Ho scritto due guide: “L’Arcipelago Siciliano” (coautore Laura Mulassano) e “Il Gargano e le Tremiti” per Arnoldo Mondadori Editore. Vivo in Spagna, a Minorca, dal 2017, e collaboro con la pagine web isoladiminorca.com (interviste, recensioni, articoli di attualità), Voglioviverecosì Magazine, Odisseo. Su isoladiminorca.com ho la rubrica Minorca curiosa by Gloria Vanni.