
C’è chi impugna una macchina fotografica per mestiere. E c’è chi la usa per testimoniare che la vita, anche quando viene sistematicamente distrutta, merita di essere guardata.
Saher Alghorra appartiene alla seconda categoria.
Fotoreporter nato, cresciuto e ancora oggi attivo a Gaza, Alghorra ha ricevuto la sua prima macchina fotografica nel 2017. Da quel momento non ha mai smesso di puntare l’obiettivo sulla realtà che lo circonda: la fragilità, la resistenza, la quotidianità di un popolo che vive da decenni sotto pressione.
Il 4 maggio 2026, la Columbia University ha annunciato il conferimento del Premio Pulitzer per la Fotografia di Attualità a Saher Alghorra — in qualità di collaboratore del New York Times — per una serie di immagini che la giuria ha definito strazianti e sensibili: fotografie capaci di mostrare la distruzione e la fame a Gaza con uno sguardo che non urla, ma che resta impresso. Le immagini ritraggono civili sfollati e la vita quotidiana devastata nella Striscia, dal conflitto iniziato nell’ottobre 2023.
Non è il suo primo riconoscimento internazionale. Nel 2023 Time Magazine aveva già selezionato una sua immagine tra le 100 migliori foto dell’anno. Nel 2024 aveva vinto il Best in Show al Communication Arts Photography Annual. I suoi lavori sono stati pubblicati su The Guardian, The Telegraph, Time e The New York Times. Dal luglio 2023 è capo fotoreporter di ZUMA Press Wire Service a Gaza.
Il Pulitzer, però, è un’altra storia. È il riconoscimento più alto del giornalismo in lingua inglese dal 1917. E il fatto che quest’anno sia andato a un fotografo che vive e lavora dentro la notizia — non accanto ad essa — dice qualcosa di importante su cosa significa fare questo mestiere oggi.
NEOS segue con rispetto e ammirazione il lavoro di chi, in condizioni estreme, non abbassa la macchina fotografica e la “penna”.




