Al termine della missione umanitaria Valentina 2, realizzata per portare aiuti sanitari in Ucraina,  il nostro socio Luigi Alfieri, ospite del seminario greco cattolico di Leopoli, ci manda queste considerazioni sulla guerra in corso.

Le reti televisive e i giornali sono piene di giornalisti di serie B. Gente che non sa raccontare il mondo. La missione Valentina 2 deve servire anche a mostrare questo. A fare vedere come le immagini e le parole devono svelare la guerra vera. La guerra vera non sono le falsità squallide di Putin, i suoi deliri, le capziose dichiarazioni dei diplomatici, le sirene che urlano.

La guerra vera sono le piccole cose. Una mamma con un mazzo di rose rosse da deporre sulla bara del giovane ufficiale ucciso al fronte; sono un povero cimitero di campagna pieno di bandiere gialloblù, ogni bandiera un ragazzo morto; la guerra vera è un pullman di profughi che arriva da Mariupol e i loro occhi (non vedremo mai più occhi così); la guerra vera è la coda di un missile russo scoppiato uccidendo vittime innocenti e sopra il frammento, appoggiato con cura, un rosario bianco; la guerra vera è Leopoli, dove si vive come in un quadro metafisico, in mezzo a due realtà, da una parte la disperazione per gli amici morti, dall’altra, la disperata ricerca di normalità in un caffè dove servono le fette di sacher; da una parte la speranza, dall’altra la paura.

La guerra vera non si ferma in Ucraina: è dilagata in Polonia, dove le rampe di missili sono pronte al lancio. La guerra è nelle parole di Adriana Barylyak separata dal marito, dalla sua casa, dalle sue cose, che tiene contatti con medici di tutto il mondo per fare arrivare materiale chirurgico negli ospedali. La guerra è padre Ihor Boyko, che accoglie cinquanta profughi ogni giorno o suor Giustina che si prende cura dei bambini senza speranza.

La guerra è la paura. La guerra è l’invisibile. Invisibile come il Covid: apparentemente non c’è, ma ti può uccidere in ogni istante. La guerra non è solo la prima linea. È una qualsiasi periferia su cui può piovere una bomba a grappolo.

La guerra è non sapere cosa succederà domani. Se ci sarà un domani.

La guerra si vede soprattutto nelle chiese. Qui le mamme si mettono in ginocchio, stringendo mazzi di tulipani azzurri e gialli e chiedono a Cristi e madonne impacchettati di proteggere i loro figli.

La guerra sono le farmacie senza medicine. Le cripte delle cattedrali trasformate in rifugi. La guerra è un nemico senza volto, che sembra lontano ed è nelle nostre case.

La guerra che ho visto in TV attraverso un giornalismo di serie B è diversa dalla guerra delle piccole cose che ti uccidono minuto per minuto a Leopoli. È diversa da quel mostro surreale e senza volto che ammazza più dei missili e delle bombe. È la paura, il dolore, l’assenza  dei morti, di chi è fuggito, delle certezze, di una passeggiata, della gioia, del cibo.

La guerra che ho visto in TV è diversa da quello che abbiamo visto sul campo.

La guerra è togliere un senso alla vita. Invece, la vita deve avere un senso.

La guerra è il palcoscenico del teatro di Leopoli che non ha più senso se non torneranno a calpestarlo gli agili piedi dei grandi ballerini ucraini.

Luigi Alfieri

Luigi Alfieri

Scrittore e giornalista freelance, collabora con diversi siti di viaggio e riviste. Ha scritto romanzi, libri di viaggio e altri di argomento storico, letterario e gastronomico. Organizza convegni e mostre dedicate al viaggio. È past president di NEOS, giornalisti di viaggio associati. L’associazione degli scrittori russi gli ha assegnato il premio Vasiliy Makarovich Shukshin.
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