001_Casa_Atellani_Facciata_c_Filippo_RomanoÈ uno dei luoghi più affascinanti del centro storico della città, solitamente chiuso al pubblico e a pochi passi dalla basilica di Santa Maria delle Grazie. Si tratta della casa degli Atellani, che fu al centro della vita mondana milanese durante il periodo sforzesco e una delle rare tracce rimaste del sogno rinascimentale di Ludovico il Moro che, nonostante gli interventi nei secoli, conserva in larga misura l’aspetto rinascimentale con gli affreschi, i ritratti sforzeschi, lo splendido giardino. Visitabile fino a marzo 2016 o con visite guidate.

Ludovico il Moro intorno alla basilica di Santa Maria delle Grazie, che voleva mausoleo degli Sforza, intendeva edificare un quartiere residenziale sui terreni della vigna grande di San Vittore, sistemandovi i propri fedelissimi, tra i quali gli Atellani. Nel 1490 il Moro donò al suo scudiero di fiducia, Giacometto di Lucia dell’Atella, due case, vicine ma separate, situate lungo il borgo delle Grazie, l’attuale corso Magenta. L’importanza della Casa degli Atellani fino alla morte di Francesco II Sforza, figlio di Ludovico, nel 1535, è testimoniata anche dalle 214 Novelle del frate domenicano Matteo Bandello, considerato il principale autore di novelle del XVI secolo e attivo presso la Basilica di S. Maria delle Grazie, molte delle quali sono ambientate sullo sfondo della Casa e del giardino. Residenza degli Atellani fino al diciassettesimo secolo, le case passarono poi nelle mani di tre diverse famiglie (i conti Taverna, i Pianca e i Martini di Cigala) fino a essere acquistate nel 1919 dall’ingegnere e senatore Ettore Conti, che affidò il progetto di adibirle a propria abitazione al genero Piero Portaluppi, uno dei più importanti architetti del Novecento milanese, il quale le trasformò in un’unica dimora, dove egli stesso abitò nell’appartamento al pianoterra. Inaugurata nel 1922 in occasione delle nozze d’argento di Ettore Conti e Gianna Casati, la nuova casa degli Atellani fu bombardata nell’agosto del 1943. Nel dopoguerra a rimettere mano all’edificio fu di nuovo Portaluppi, che non aveva abbandonato la propria abitazione nemmeno durante la guerra.

La Casa degli Atellani

Si entra da corso Magenta e si va a spasso nella storia passando da una sala all’altra, da un’epoca all’altra, da testimonianze relative alla famiglia degli Atellani, che per prima fu proprietaria della dimora, a quelle riguardanti l’altro più celebre nucleo di residenti: la famiglia di Ettore Conti. Si passa da una visione all’altra, da un dettaglio all’altro, intrecciati e mescolati tanto da renderli leggibili dai più esperti, ma godibili da tutti. Le corti risistemate da Portaluppi sono un museo a cielo aperto tra affreschi, capitelli e reperti rinvenuti nei cinque secoli di vita dell’edificio, compresi una lastra di marmo di Candoglia e un pinnacolo provenienti dal duomo di Milano. La Sala dello Zodiaco, che prende il nome dai segni zodiacali dipinti nelle lunette e vede raffigurati sulla volta i carri dei pianeti, fu ampliata da Portaluppi che aggiunse gli astrolabi e ridisegnò sul mosaico del pavimento pianeti e segni dello zodiaco. Un’eccellente espressione dell’arte dell’architetto di mescolare l’antico con il nuovo, la parete a occidente è molto manipolata, mentre le pareti a oriente sono restaurate ma autentiche. Testimonianza della devozione degli Atellani agli Sforza la Sala dei ritratti, con la volta decorata da motivi vegetali e i quattordici tondi che raffigurano uomini e donne della dinastia sforzesca. Rivestito di boiserie seicentesca, di forte impatto, è lo studio di Ettore Conti, tra i più importanti industriali del Ventennio fascista, primo magnate dell’industria elettrica italiana, primo presidente di Agip, presidente di Confindustria, presidente per quindici anni della Banca Commerciale, morto nel 1972 all’età di 101 anni e sepolto assieme alla moglie nella quarta cappella a sinistra di Santa Maria delle Grazie così come gli Atellani giacciono nella sesta cappella sulla destra.

La vigna di Leonardo

Il giardino di Casa degli Atellani è un insospettabile, meraviglioso angolo verde nel cuore di Milano che oggi accoglie esclusivi eventi e poche visite. In fondo al giardino attuale si trova la vigna di Leonardo da Vinci che, trasferitosi a Milano alla corte di Ludovico il Moro nel 1482, l’aveva ricevuta in dono. Si trattava di oltre un ettaro di terreno di forma rettangolare, esteso tra i campi nell’area della vigna grande di San Vittore. Leonardo, che apparteneva a una famiglia di vignaioli e ne aveva ereditato la passione, amò e tutelò la vigna prevedendo nel testamento che venisse suddivisa in due lotti, l’uno destinato al suo fedele servitore, che lo cedette a un monastero, l’altro all’allievo Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì, che venne però ucciso. Quindi Francesco II Sforza la donò a un cugino della moglie di un figlio di Giacometto. Della Vigna di Leonardo si persero le tracce fino a quando l’architetto Portaluppi avviò la ristrutturazione di Casa degli Atellani, ridefinendone la pianta intorno a un asse prospettico che proseguiva nel giardino, riprogettato intorno a un viale a cipressi impreziosito da statue e fontane, che nel dopoguerra ritoccò il nipote, Piero Castellini, architetto a sua volta. A seguito di una lunga ricerca, promossa dalla Fondazione Portaluppi e dagli attuali proprietari della casa, nel 2015 la vigna è stata ripiantata rispettando il dna identificato del vitigno e secondo i filari originari individuati nel secolo scorso dall’architetto Luca Beltrami, grande storico di Leonardo.

Visite guidate sono organizzate da Milanoguida, che riunisce guide giovani, laureate in storia dell’arte, abilitate e certificate dalle Province di Milano e Monza, con specializzazioni in periodi diversi che illustrano il patrimonio storico-artistico di Milano e dintorni rigorosamente inserito nel contesto culturale del periodo in questione. Per saperne di più c’è anche il libro di Jacopo Ghilardotti, edizioni Rai Eri.

 

 

 

 

Francesca Piana

Francesca Piana

Viaggiatrice per professione e per passione, specializzata in reportage di viaggio con sguardo a 360 sul territorio e particolare attenzione per l’arte, l’architettura, l’archeologia, l’antropologia, i percorsi creativi per i bambini e i paesi di cui parla la lingua (inglese, francese, spagnolo, tedesco e comprensione portoghese). Ha lavorato due anni in Messico e scritto libri di viaggio e guide turistiche per le principali case editrici del settore. Collabora con Style Piccoli, Intimità, Ecoturismonline.net, Fratturascomposta.it, saltuariamente con Style e Io Donna web e Neos In Flight Magazine. Il suo blog di approfondimento culturale riguarda viaggi e arte blogfrancescapiana.it
Francesca Piana
Viaggiatrice per professione e per passione, specializzata in reportage di viaggio con sguardo a 360 sul territorio e particolare attenzione per l’arte, l’architettura, l’archeologia, l’antropologia, i percorsi creativi per i bambini e i paesi di cui parla la lingua (inglese, francese, spagnolo, tedesco e comprensione portoghese). Ha lavorato due anni in Messico e scritto libri di viaggio e guide turistiche per le principali case editrici del settore. Collabora con Style Piccoli, Intimità, Ecoturismonline.net, Fratturascomposta.it, saltuariamente con Style e Io Donna web e Neos In Flight Magazine. Il suo blog di approfondimento culturale riguarda viaggi e arte blogfrancescapiana.it
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