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Avenida Paulista

Fino a qualche settimana fa, mentre si festeggiava il Carnevale, in Brasile il pericolo Covid-19 sembrava ancora una minaccia lontana, incapace di superare le frontiere e arrivare nel paese “benedetto da Dio e bello per natura”, come lo ha definito Jorge Ben Jor in País Tropical.

A lungo i media brasiliani hanno tenuto d’occhio la situazione italiana provando un certo stupore per la creazione di zone rosse in intere regioni del Paese, la sospensione del carnevale di Venezia, e la chiusura dei luoghi simbolo della cultura, nonché l’Angelus e le udienze papali in streaming. Qualcuno, su una delle principali testate, aveva paragonato le misure adottate dal governo italiano ad una sorta di legge marziale, alla stregua del forte controllo statale che caratterizza la Cina.

Nascevano le prime domande in privato, tra amici e vicini, ma restavano pur sempre poche e contraddittorie le dichiarazioni istituzionali circa la pericolosità di quella che non era stata ancora considerata dall’OMS una pandemia.

Per il governo brasiliano, si trattava di una “isteria collettiva” e anche dopo che il suo portavoce era stato confermato positivo al test del coronavirus, il presidente Jair Bolsanaro non si è sottratto ai selfies in pubblico e ha spavaldamente dato la mano ai numerosi sostenitori davanti al Palacio do Planalto. Forse per dare una rassicurazione al Paese, ma certamente non prestando troppo ascolto alle autorità sanitarie. Non è stato il suo unico gesto imprudente. Il 17 marzo, in una dichiarazione alla radio Super Tupi, dichiarava che avrebbe festeggiato comunque il suo compleanno e quello di sua moglie con una “festicciola” in famiglia.

Del resto, qualcuno lo aveva erroneamente informato che ad ammalarsi erano solo i soggetti anziani. Di lì, l’infelice dichiarazione che in Italia ci sono molti “velhinhos” (vecchietti) in ogni casa, “un po’ come a Copacabana” ed è solo per questo che la mortalità è maggiore, non a causa del coronavirus.

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San Paolo

Più recentemente l’immagine pubblica del governo è stata nuovamente messa alla prova da un incidente diplomatico con uno dei principali partner commerciali del Brasile. Eduardo Bolsonaro, figlio del Presidente Jair e deputato anche lui, ha accusato la Cina di essere la causa della pandemia. Immediata è stata la reazione dell’ambasciatore e dello stesso governo cinese che si è detto offeso. E’ stata chiesta una dichiarazione di scuse che non è arrivata. Il Governo ha solo preso le distanze dal giovane deputato. Alcuni paventano l’incertezza di eventuali aiuti economici dall’oriente, se dovessero rivelarsi necessari. 

Le proiezioni più ottimiste sostengono che nel 2020 il PIL del Brasile potrebbe retrocedere del 4,4% circa.

Poi il quadro complessivo è cambiato molto rapidamente, anche per il Brasile.

Il giorno successivo, il 18 marzo, in una conferenza stampa in cui Bolsonaro appariva a dir poco impacciato nell’indossare una mascherina di protezione, tanto da dare luogo a numerosi commenti di segno diverso, veniva dichiarato lo stato di emergenza e si annunciavano le prime misure per cercare di contenere la diffusione del Covid-19 nel Paese.

Per rafforzare il sistema sanitario nazionale verrà anticipata la laurea degli studenti dell’ultimo anno di medicina. Le scuole e le università del paese hanno sospeso le lezioni. I negozi di beni non indispensabili dovranno restare chiusi fino al 7 di aprile. I ristoranti possono aprire, ma solo per i servizi di consegna a domicilio. Anche i luoghi di culto e le palestre rimangono chiusi. Nel settore dei trasporti, la sospensione totale o la riduzione degli orari dei servizi non è valida in tutte le città. È ancora possibile circolare tra gli stati (il Brasile è una federazione), ma i numeri di voli negli aeroporti sono stati ridotti. Le frontiere terrestri con i paesi limitrofi sono state chiuse e la cosiddetta “ponte aérea” che collega Rio de Janeiro a Sao Paulo è stata interrotta.

Sul fronte economico, il Banco Nacional do Desenvolvimento Econômico e Social (BNDES) ha annunciato un piano pari a 55 miliardi di Reais per sostenere la liquidità di aziende e lavoratori. Le categorie più fragili, senza un contratto formale di lavoro, riceveranno un contributo mensile pari a 200 reais e i pensionati potranno ritirare in anticipo la prima rata della propria tredicesima. I debiti di aziende e persone fisiche saranno rinegoziati.

A São Paulo e in altre città, saranno organizzati ospedali provvisori negli stadi di calcio come il Morumbi e il Pacaembu. 

L’inerzia iniziale ha provocato la protesta di migliaia di persone che dai balconi dei loro appartamenti, anche nei grattacieli, hanno percosso pentole e padelle contro il presidente. Il cambio di rotta repentino ha generato disorientamento e la corsa all’approvvigionamento di ogni genere di beni presso i supermercati.

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San Paolo

In un supermercato dove ci si affollava per riempire il carrello come per un’imminente fine del mondo, un uomo si è alzato in piedi sulla cassa per gridare un lungo discorso nel quale chiedeva buon senso e tutte le televisioni lo hanno riportano nei giornali della sera. In un’altra parte del paese le collaboratrici domestiche e i lavoratori autonomi hanno protestato perché non sanno fino a quando avranno da mangiare.

Quale sarà l’impatto della pandemia sul  sistema sanitario brasiliano (SUS) che prevede anche servizi a pagamento integrale o a copertura tramite le assicurazioni sanitarie che non tutti possono pagare? Difficile prevedere cosa succederà nelle zone altamente popolate come le favelas e alle fasce economicamente più deboli della popolazione.

Dopo le nuove misure adottate, le strade di Rio de Janeiro e Sao Paulo sono deserte. I centri commerciali, rifugio irrinunciabile di fronte alla dispersività delle megalopoli, hanno chiuso anch’essi le porte.

Si sta nelle case e si guarda con trepidazione all’Italia, per l’innato affetto nei nostri confronti e per il timore che si debba vivere la stessa sorte.

Fino al momento in cui scrivo, sono stati registrati 1.546 casi positivi e 25 morti.

Un dato su tutto: sono state sospese anche le lavorazioni delle telenovelas. Per comprendere l’impatto sociale ed economico di questa misura, occorre sapere che il distretto produttivo che ha sede a Rio de Janeiro attrae capitali e risorse di vario tipo. Dopo aver attinto in Jorge Amado e alla migliore letteratura brasiliana, oggi gli autori delle sceneggiature sono scrittori e intellettuali, chiamati per trattare di fenomeni sociali. Tuttavia la serialità televisiva non conosce differenze e richiama tutti, ogni sera, davanti al televisore. Le novelas sono il pane quotidiano dei brasiliani, la grande indispensabile narrazione popolare che contribuisce all’identità del Paese. E anche qui in Italia sappiamo bene, con Boccaccio, quanto sia importante e medicamentoso raccontarsi delle storie in attesa che passi il tempo della peste.

#iorestoacasa

#aitempidelvirus

#leparolenonbastano

 

 

 

Anelise Sanchez

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