repubblica ceca

Chi dice Repubblica Ceca dice Praga e pensa al castello medioevale e ai palazzi barocchi. Eppure nel Paese, ma anche nella stessa città c’è molto altro da vedere, fuori dagli schemi. 

Nella città magica di Angelo Maria Ripellino ci si va a cercare il passato. Perfino la casa danzante di Gehry nonostante i vent’anni non rientra in un nuovo immaginario. Con un’ottica diversa si può scoprire un’altra Praga, capitale in crescita, dove i cambiamenti politici hanno avuto una parte determinante.

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 Così la Zona 5 ex industriale, che si attraversa arrivando dall’aeroporto, è diventato il punto di ritrovo vitale per galleristi e artisti d’avanguardia. O gli studi cinematografici Barrandov dove la produzione è intensa e da tutto il mondo. La fortunata serie dei Borgia è stata girata qui.

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 Anche il centro storico è al passo con i tempi. E non per i monomarca del lusso in via Parizska o per i segway che sfrecciano sul ponte Carlo. Neppure per i pinguini gialli di Cracking Art davanti al museo d’arte contemporanea o i negozi con gli acquari dove la gente immerge i piedi per un massaggio con piccoli pesci neri. L’artista ceco David Cerny ha disseminato le sue provocatorie installazioni dappertutto: Sigmund Freud pende dall’alto della via Jilska.

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Al castello le porte hanno le maniglie di Boris Siepek. Sono in cristallo di Boemia, altro nome che nell’immaginario collettivo evoca lampadari a gocce e bicchieri per tavole regali. Ci sono sempre da Moser, storica fabbrica, ma c’è anche il design più avveniristico introdotto dalle sculture nel giardino. E perfino nel triangolo termale, dove le tre città Karlovy Vary, Marianske Lazne, Frantiskovy Lazne sono un inno alle architetture Belle Epoque, si capisce che il mondo non si è fermato.

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Dall’alta tecnologia delle attrezzature termali ai teatri per il festival del cinema di Karlovy Vary, fino a quel piccolo, curatissimo Park Boheminium che racconta in miniatura i castelli della regione e non solo ai bambini, come si potrebbe pensare.

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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