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Non è quella dei Fenici, distrutta e cosparsa di sale perché nulla vi crescesse, ma è la Cartagine romana che ora ci appare in tutto il suo splendore. All’ingresso dell’area archeologica, frotte di ragazzini giocano a rincorrersi, alcuni scattano foto, altri si fanno selfie con il cellulare. Qui vicino c’è una vecchia chiesa cattolica costruita dai Francesi, ora diventata un centro culturale molto attivo. Bella, maestosa, anche se rimaneggiata con gli stilemi locali, conserva la sua antica, pregevole architettura.

Cartagine, Terme di Antonino Giulio Andreini


Entriamo nella frescura del Museo Nazionale di Cartagine, allestito negli edifici dell’antico convento dei Padri Bianchi, sulla sommità della collina di Byrsa, dove si estendeva l’acropoli punica. Le sale sono affollate da visitatori locali, scolaresche accompagnate dai professori e da qualche turista francese. Colpiscono per il numero, l’elegante realizzazione e lo stato di conservazione i mosaici punici e romani (III-IV secolo) con scene di pesca e di caccia iperrealistiche. Il settore dedicato alle statue è pieno di reperti notevoli. Tra questi spicca la statua di un militare romano con tutta la sua attrezzatura da guerra. Molti i busti di donna, dai tratti eleganti e raffinati. Nella sala successiva, quasi in una sorta di composizione espositiva, vi sono due statue, forse prese dai sarcofagi, e un’imponente scultura eretta. Ma anche un mosaico di grande bellezza. Al piano superiore sono esposti numerosi reperti di uso quotidiano, vasellame, monili, maschere, materiale funerario e le famose testine barbute in pasta di vetro policroma. Nelle mura sono incastonati frammenti di statue di grandi dimensioni. In un lato della sala, un plastico ricorda la bellezza dell’antica città.

Usciti dal Museo, si attraversa un parco pieno di vegetazione e di palme da dattero. Poco oltre si estendono, magnifiche, le rovine delle Terme di Antonino, costruite a metà del II secolo. A fare da sfondo, lo spettacolare mare della Tunisia. La struttura è quella tipica delle terme romane, ma qui colpisce la maestosità degli edifici. Frammenti di marmo bianco, finemente decorati e con iscrizioni latine, danno il senso della raffinatezza raggiunta. Basta guardare tra la vegetazione, per scoprire reperti che affiorano dappertutto. Il complesso è davvero molto ben conservato e perfettamente fruibile. Al termine del lungo percorso un fresco e ben fornito caffè ti attende per una sosta ristoratrice.