foto © Giulio Andreini

Chi è stato in Grecia avrà notato persone, in genere anziane, sedute al bar davanti a un caffè con una specie di collana a grani grossi, nell’atto di sgranarla tra le dita come un rosario.

L’oggetto si chiama komboloi ed è una fila di perle fissate una dopo l’altra con sottile corda e ornate con una finitura.

Nemico di lunga data dell’orologio, forse sostituto della sigaretta o strumento per allontanarsi dalla realtà, il komboloi ha ispirato racconti e canzoni diventando simbolo di religiosità e segno di attaccamento alla tradizione.

In realtà è molto di più, per i greci rappresenta una filosofia. Li accompagna in ogni momento della giornata, soffre e festeggia con loro, li solleva da stress o noia.

La sua fortuna risale ai movimenti monoteisti zoroastriani, cristiani e islamici. In Grecia, in Turchia e in tutto il mondo mediorientale i grani sono 9 numero minimo, ma anche numero perfetto, nel Nordafrica possono essere 12, ma anche 17 o 33, numeri esoterici , o addirittura 100 (Egitto e Marocco) come i nomi di Allah. In India la presenza del Komboloi è legata al Buddha e ai sadu itineranti o immobili sotto l’albero della consapevolezza.

Greece: Peloponnese, Nafplio, Ergastirio Kombologioy, production and museum of komboli (ellenic rosary)

Photo by Giulio Andreini

Nel medioevo cristiano il Combolo perde la K iniziale e il dittongo finale, alla fine del XIII° secolo si trasforma in Rosario, una collana sacra fatta di 50 grani che diventa il mantra delle nonne lombarde in cascina, delle matrone delle masserie ipogee, delle matrioske russe e dei papus di Santorini. Il Komboloi è ancora sgranato da priori cistercensi, abati benedettini, mufti arabi, lama tibetani, barbieri greci, facchini sul ponte di Galata.

Sono l’eccellenza della ricchezza se i grani vengono dal corallo di montagna, dall’ambra del Baltico o dai turchesi di Esfahan, testimoni di povertà e devozione se sono fatti di balsa intagliata, semi d’albero o plastica colorata.

In Grecia ha trovato di recente una sede degna della sua fama nel Museo Komboloi di Nafplio, nel Golfo argolico nel Peloponneso, mentre ad Atene le collezioni private fanno capo al Komboloi Club ai piedi del Partenone.

Giovanni Perotti

Giovanni Perotti

Architetto per formazione, giornalista per curiosità e professione, ha attraversato tutti i settori dell’informazione senza lasciarsi coinvolgere in nessuno di essi. Redattore di Casa e Uomo Vogue, viaggiatore per il Corriere della Sera e Capital (America, Africa, Australia), ha attraversato a piedi il deserto dell’Akakus. È andato in auto ovunque (da Cabo San Luca a Pechino – via Dakar, Darwin e Malaysia). Ha partecipato ai raid più tosti comprese la Parigi-Dakar e la Harricana (Labrador) facendone la cronaca. Come architetto sta portando a compimento il Progetto UNESCO per gli Ksour tunisini.
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