archeologia

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita fino al 9 marzo 2020 Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo, importante esposizione sulla storia dell’archeologia subacquea del nostro paese, dal 1950 sino ad oggi. La mostra è suddivisa in nove sezioni, a cui si aggiunge una parte finale, dedicata ai recenti ritrovamenti del porto antico della città. 

Il visitatore è accolto da sei opere di particolare raffinatezza e pregio artistico, quali: la “Testa di Amazzone”, copia romana di un originale greco; la “Testa bronzea del Filosofo” di Porticello (V sec. a.C.); il “Tesoretto di Rimigliano”, che comprende monete di argento di età romana imperiale; il “Rilievo di Eracle e Anteo” (II sec. a.C; il “Reshef” di Selinunte, un’eccezionale statuina bronzea del XIV sec. a.C.); il “Contro rostro” di una nave romana a forma di testa di cinghiale, trovato nel porto di Genova. 

Le sezioni della mostra di archeologia

Tra i quattrocento reperti in esposizione si segnalano, nella sezione “I primi passi dell’archeologia subacquea”: i reperti del relitto di Albenga, che comprendono un elmo bronzeo; le lucerne di età imperiale e un altare di rito nabateo provenienti da Pozzuoli (I° secolo a.C.) che ci ricorda i legami con Palmira. 

La sezione “Relitti” vanta invece una trentina di reperti provenienti dal Museo Archeologico di Atene e, in particolare, dal “Relitto di Antikythera”, prima imbarcazione rinvenuta ad inizio Novecento nel Mediterraneo. Tra questi, spiccano raffinati gioielli in oro, pregiate coppe di vetro, parti di statue bronzee ed oggetti della vita di bordo; nel percorso di visita è poi presente una ricostruzione in 3D del calcolatore astronomico recuperato nella nave.

archeologia

Della sezione “Navigazione, rito e sacro” fanno parte capolavori come il “Cratere con Naufragio”, mentre una giara di origine cananea (IV° sec. a. C.) attesta i rapporti con l’Oriente. Nella sezione “Il mare, via dei commerci” sono in mostra utensili per la preparazione e conservazione del cibo, anfore per il trasporto di olio, vino e garum, così come dei lingotti di piombo che, dalla penisola iberica, raggiungevano Roma; eccezionale poi l’esposizione di lingotti in oricalco (una lega col 90% di rame e il 10 % di zinco), un materiale citato da Platone nei racconti su Atlantide. Un reperto da non mancare, nonostante le sue ridotte dimensioni, è costituito da una statuetta in avorio della dea Lakshmi (divinità indiana della bellezza femminile e della fecondità) proveniente da una domus di Pompei, nella quale erano presenti anche graffiti di imbarcazioni.  Ѐ la testimonianza di rapporti commerciali con l’India durante la prima età imperiale. 

archeologia

In “Bellezza ed otium” il Mediterraneo è visto anche attraverso i luoghi dell’otium, grazie alle sculture ritrovate sui fondali della Grotta Azzurra, ninfeo di età romana, così come ai raffinati affreschi da Pompei, Ercolano e Stabiae. Tra reperti esposti, anche pendenti, gemme e le famose coppe egittizzanti di ossidiana di età augustea.

La mostra si conclude con “Acque profonde” che offre al visitatore la possibilità di immergersi con gli archeologi dediti agli scavi subacquei. Spettacolari filmati girati ad oltre 600 metri di profondità permettono di ammirare i relitti ritrovati nei luoghi simbolo del Mediterraneo: da Capri a Capo Palinuro, dalla Liguria alla Sardegna.

Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo

MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

piazza Museo 19 – Napoli

Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19.30 tranne il martedì

museoarcheologiconapoli.it

Giovanni Panella

Giovanni Panella

Genovese, ha sempre amato il mare e le sue storie. Giornalista pubblicista, è specializzato nel campo della cultura marittima. Vicepresidente dell’ISTIAEN (Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale), della Féderation du Patrimoine Maritime Méditerranéen e consulente della Soprintendenza della Liguria per il patrimonio marittimo. Collabora a riviste italiane, tra cui Nautica, Lega Navale, Rivista Marittima, alla francese Chasse-Marée ed è stato plurivincitore di un premio Marincovich. Oltre a La vela latina edito da Hoepli, è autore di una collana di pubblicazioni dedicate alle imbarcazioni tradizionali. Ha poi contribuito a testi realizzati da Tormena, Allemandi e Gribaudo, sempre su temi legati al mare e alla navigazione. Si è impegnato nel restauro d’imbarcazioni tradizionali e nella realizzazione di “Creuza de Mä”, copia di una lancia da ammiraglio del 1797, che da 15 anni è utilizzata in un programma internazionale di formazione. Ha scelto di non apparire su Facebook ma diversi suoi testi si possono scaricare dal sito academia.edu.
Giovanni Panella
Genovese, ha sempre amato il mare e le sue storie. Giornalista pubblicista, è specializzato nel campo della cultura marittima. Vicepresidente dell’ISTIAEN (Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale), della Féderation du Patrimoine Maritime Méditerranéen e consulente della Soprintendenza della Liguria per il patrimonio marittimo. Collabora a riviste italiane, tra cui Nautica, Lega Navale, Rivista Marittima, alla francese Chasse-Marée ed è stato plurivincitore di un premio Marincovich. Oltre a La vela latina edito da Hoepli, è autore di una collana di pubblicazioni dedicate alle imbarcazioni tradizionali. Ha poi contribuito a testi realizzati da Tormena, Allemandi e Gribaudo, sempre su temi legati al mare e alla navigazione. Si è impegnato nel restauro d’imbarcazioni tradizionali e nella realizzazione di “Creuza de Mä”, copia di una lancia da ammiraglio del 1797, che da 15 anni è utilizzata in un programma internazionale di formazione. Ha scelto di non apparire su Facebook ma diversi suoi testi si possono scaricare dal sito academia.edu.
Vai alla barra degli strumenti