Venerdì 29 settembre ad Asolo inizia il Festival del Viaggiatore, al quale la Neos ha dato il patrocinio: noi ne abbiamo parlato qui. In attesa di assistere alla manifestazione, proponiamo un articolo scritto tempo fa da Pietro Tarallo e dedicato a Freya Stark: tra le prime donne occidentali a recarsi nel Deserto Arabico, viaggiatrice e scrittrice, ha trascorso del tempo proprio ad Asolo, dove si è spenta centenaria negli anni ’90 del secolo scorso.
L’ultimo viaggio di Freya d’Arabia
Amica di Lawrence, era una grande viaggiatrice curiosa e una scrittrice romantica.
Freya Madeleine Stark è morta il 9 maggio 1993 ad Asolo all’età di 100 anni. Nata a Parigi il 31 gennaio 1893 da famiglia inglese, è vissuta a lungo in Italia. Una vita appassionata da protagonista lunga un secolo. Profonda conoscitrice della cultura araba, ha viaggiato per conto del Foreign Office britannico in Medio Oriente durante la seconda guerra mondiale, collaborando con Lawrence d’Arabia.
In italiano sono stati tradotti solo quattro libri dei trentadue scritti dalla Stark. «La Valle degli Assassini» (1982) rievoca le gesta della famosa setta di predoni dedita all’hashish. «Le porte dell’Arabia Felice» (1986) sul suo viaggio nell’Hadramaut. «Effendi» (1988), dove è analizzato il ruolo della classe dirigente del Medio Oriente durante la dominazione britannica. Tutti questi volumi sono usciti nella collana «Il Cammeo», edita da Longanesi. Mentre «Una vetta del Darien» (1987, Edizioni Studio Tesi), il suo ultimo libro, scritto a 82 anni, contiene alcune considerazioni sul suo lungo girovagare per il mondo. Tutte le sue opere sono state pubblicate dall’editore inglese John Murray. Nell’86 è uscito «Traveder through time-A Photographic journey with Freya Stark», scritto dal suo figlioccio Malise Ruthven, pubblicato dalla londinese Viking, con suggestive fotografie scattate dalla scrittrice con la sua inseparabile Leica. «Freya Stark, a biography», di Molly Izzard (Londra 1993, edizioni Hodder & Stoughton), biografia pubblicata proprio quando la scrittrice ha compiuto cento anni, ne infrange il mito e ne demolisce con inopportuno scandalismo la leggenda, descrivendola come “calcolatrice, egocentrica, grande seduttrice di uomini e di donne, inattendibile e per nulla scientifica nella descrizione di luoghi e popoli”.
“Dame Freya» per la Regina Madre d’Inghilterra. «Friya» per i beduini della Penisola Arabica. «Freya dei deserti» e «Donna d’Arabia» per gli amici più cari. Freya Stark si è spenta lunedì 9 maggio 1993 nella sua casa di Asolo dopo una vita lunghissima e avventurosa durata oltre cento anni. Ultima dei grandi viaggiatori di un passato ormai remoto, quando viaggiare era ancora un’avventura totale del corpo e della mente, nasce il 31 gennaio del 1893 a Parigi da una famiglia inglese, cosmopolita e innamorata dell’Italia. Trascorre la sua adolescenza a Dronero, paesino in provincia di Cuneo, dove la madre Flora si occupa di una filanda di proprietà di un nobile torinese. Anni incantati alla Mortola, dove impara l’arabo da un frate cappuccino. E infine ad Asolo nella villa paterna, tutta glicini e lillà.
Nata con i tram a cavalli, è arrivata a vedere le navicelle spaziali e i super-jet transcontinentali. Una vita lunga un secolo. Uno spazio sterminato, denso di avvenimenti, di incontri, di viaggi. Una vita appassionata da protagonista. Ultima dei «grandi vecchi» che hanno fatto la storia di questo nostro secolo. Profonda conoscitrice della cultura e della realtà dei popoli arabi, per conto del Foreign Office britannico viaggia prima e durante la seconda guerra mondiale in Medio Oriente, collaborando anche con Lawrence d’Arabia, per salvaguardare gli interessi economici e politici inglesi in quella parte del mondo. Non a caso il governo britannico l’ha sempre protetta, anche negli anni bui del fascismo, e ha disposto in gran segreto, dove dovranno essere conservate le sue carte personali.
Accanita e curiosa viaggiatrice, ha dovuto rinunciare alle sue temerarie imprese solo negli ultimi anni di vita. A 84 anni si spinge sugli altopiani della Persia e ridiscende su di una zattera tutto il corso dell’Eufrate. A 90 anni partecipa ad una spedizione di cinque mesi sugli impervi valichi dell’Himalaya. Ad Asolo è sempre ritornata come in una sorta di rifugio, risiedendo negli ultimi tempi non più nella villa di famiglia, ma in un piccolo appartamento nel centro storico, accudita da tre governanti. «La sua mente non era più perfettamente lucida», ricorda la signora Carola Piaser, che per decenni ha vissuto accanto alla scrittrice costudendone fedelmente i ricordi e i preziosi cimeli. «Passato e presente si confondevano nelle sue parole in una colorata babele di lingue. Molte sono state le personalità che periodicamente la venivano a trovare e che senz’altro interverranno al suo funerale giovedì pomeriggio”.
Sul tavolo dello studio di Freya Stark una folta schiera di ritratti, con dediche autografe, testimonia affetto, stima e ammirazione: Winston Churchill, il maresciallo Montgomery, Allenby Pandhit Nehru, Ibn Saud, re dell’Arabia Saudita, Bernard Shaw, Rudyard Kipling, Grafton Fortune (dama di corte della regina Mary).
Ma anche volti meno noti di amici e figliocci, di sceicchi e dignitari che la ospitarono nell’Hadramaut. In quella assolata regione, sperduta nel sud-est dello Yemen, si favoleggia ancora di una seducente inglese arrivata a dorso di cammello e di asini nell’inverno del 1932. Fuori le mura di Shibam, la «Manhattan del deserto», immersa nel verde palmeto, è rimasta in piedi la casa, dove Freya Stark trascorreva lunghe notti a contemplare le fantasmagoriche luci delle case-torri della città. A Seyun il palazzo dei sultani Kathiri è lo stesso di un tempo, uguale alla descrizione che Dame Freya fa nel libro «Le porte dell’Arabia Felice». La scrittrice incurante di ogni pericolo, infatti, sbarca nel porto di Aden, prosegue via mare per Mukalla, porticciolo peschereccio sull’Oceano Indiano, si avventura sul desolato altopiano dello Jol, spazzato dai venti e calcinato dal sole, in compagnia di bizzosi asinelli e di una bizzarra guardia del corpo, fino a Tarim, città dai fastosi palazzi di fango.
Prima di scrive il libro “Yemen” (Idea Libri, !989), con le foto di Pier Giorgio Sclarandis, ho seguito le sue tracce lungo le piste di quella regione impervia e arida, ma straordinariamente affascinante. Dominata dal silenzio assoluto e da una luce abbacinante. Magico territorio ai margini del deserto Rub’ al-Khali e chiave di volta dell’area sub-arabica, abitata da turbolente tribù guerriere che oggi è ormai quasi impossibile da raggiungere per la sua pericolosità.
«Ultima scrittrice romantica, sulla scia dei grandi poeti-viaggiatori anglosassoni», sostiene Laura Massarotto, studiosa dell’opera letteraria della viaggiatrice inglese, «Freya Stark ha condensato nei suoi libri, che si leggono come degli appassionanti “reportage”, impressioni, riflessioni e sensazioni del mondo mediorientale che oggi pare irrimediabilmente perduto. Il viaggio della Stark è quello dell’intellettuale studioso della storia, delle tradizioni e della lingua del paese che si visita, ma è anche viaggio “di desiderio” basato sul gusto delle emozioni immediate». Queste le parole che era solita ripetere spesso negli ultimi anni. Quasi un testamento morale per le generazioni future: «Quello che conta veramente è accogliere sempre nuove esperienze e non chiudersi mai la porta alle spalle». E ancora: «Importante è conoscere e per conoscere bisogna andare nei luoghi, incontrare la gente, parlare con loro. Solo allora tutto il mondo ti viene incontro come un’onda». E infine: “Bisogna viaggiare da soli, se si va con altri tutto finisce in parole”.
(Pubblicato su Il Secolo XIX, 9 maggio 1993 e nel libro Persone-Protagonisti 1980-2014, Il Canneto Editore)




