collezioni fiamminghe
Portret van een man met blauwe kaproen

Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe, s’intitola così la mostra a Palazzo Ducale di Venezia, aperta il 5 settembre, che si concluderà il 1° marzo dell’anno prossimo. Un’esposizione che racconta i legami, le connessioni, gli scambi che avvenivano nel mondo dell’arte sei secoli fa.

Fa piacere quest’ennesima testimonianza di come la cultura possa superare i confini tra Paesi, soprattutto in un momento come questo di Brexit e sovranismi. Fa doppiamente piacere che Visit Flanders, che si occupa del turismo delle Fiandre, abbia scelto proprio l’evento di Palazzo Ducale per presentare la terza puntata di Flemish Masters 2018-2020, un programma di celebrazioni dei grandi maestri fiamminghi.

Dopo il 2018 dedicato Rubens e il 2019 a Bruegel, il 2020 sarà l’anno di Jan Van Eyck, il pittore che ha rivoluzionato la pittura fiamminga. Si chiamerà OMG Van Eyck was there, dove OMG non è l’acronimo di una qualche organizzazione, ma è nella frase che l’artista usò come firma nel famoso Ritratto di Giovanni Arnolfini e sua moglie, in cui egli stesso si è dipinto alle loro spalle. Ma OMG può anche essere l’acronimo di Oh my god che esprime l’entusiasmo di fronte al capolavoro.

collezioni fiamminghe
De Aanbidding van het Lam Gods – Jan Van Eyck

Il centro delle celebrazioni sarà a Gent con la mostra Van Eyck An Optical Revolution, dal 1° febbraio al 30 aprile, al MSK Museo di Belle Arti. Dove verrà presentato dopo il lungo restauro il Polittico dell’Agnello Mistico, considerato il capolavoro dell’artista. Altre esposizioni e riaperture di luoghi sacri, nonché esperienze di realtà aumentata sono previste a Bruges, dove Van Eyck visse la maggior parte della sua vita e morì, a Machelen, a Lovanio e a Bruxelles.

Nel sontuoso appartamento del Doge a Palazzo Ducale di Venezia si può avere un’idea della grandezza di Van Eyck, dell’intensità degli sguardi dei personaggi ritratti, delle luci straordinarie, dei colori. Si può confrontare le sue opere con quelle di Rubens suo maestro, o con quelle di Tiziano, e scoprire pittori fiamminghi meno noti forse, ma altrettanto di valore. Come Michaelina Wautier considerata l’Artemisia Gentileschi dei fiamminghi, per i suoi spunti barocchi. O Clara Peeters con le sue nature morte, da definire più propriamente still life per lo straordinario realismo.

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
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