Ci si va per il miglior tartufo bianco, la natura  straordinaria, i siti archeologici, ma soprattutto per trovare persone fuori dal comune.

Aldo e Florindo ascoltavano affascinati il signor Mario   un tartufaro, che stava sempre seduto in piazza Andrea d’Isernia. Il viso rugoso e un vecchio cane bianco pezzato di rosso ai suoi piedi, era il beniamino dei bambini che adoravano le sue favole. Ma anche il maestro indiscusso nonché il mentore dei tartufari. Come di Aldo, che ora, diventato adulto, è il numero uno,  il punto di riferimento. Se cercate l’oro bianco vi racconterà tutto dello strano fungo. O Adriano Cozzolino, un mago dei fornelli capace di trasformare ogni alimento del territorio in una prelibatezza. I suoi piatti sono ricercati ma semplici, come vuole la tradizione. In autunno e in inverno il  protagonista è il tartufo bianco d’Isernia, profumatissimo e saporito. Un suo  pranzo sarà a base di prodotti del territorio  annaffiato dal Tintilia, un corposo rosso autoctono, magari della cantina Di Majo Norante.

Qualche chilometro fuori Isernia c’è il giacimento paleolitico “La Pineta”, di 730 mila anni fa, tra i più famosi per estensione, qualità e quantità di materiale ritrovato. Ci accompagna Emilio Izzo, coordinatore responsabile dei beni culturali, giovane elegante, modernista e tradizionalista, con i capelli raccolti in una  coda. E’ lui l’occhio vigile del sito.  Prenotate la visita (emilcult@libero.it) e sarete affascinati da ossa fossilizzate di rinoceronti, denti pietrificati di balene, zanne  di mammut.

Anche il Teatro-Tempio Sannitico di Pietrabbondante va visto, per la posizione dominante sulla valle del Trigno, e per l’ architettura unica . Se ad Agnone volete  il caciocavallo o un prodotto tipico chiedetelo a un anziano, vi accompagnerà  in bottega e vi raccomanderà come se foste suoi parenti stretti. Vi porterà da  Di Nucci Antonio (www.caseificiodinucci.it), il miglior caseificio della zona come testimoniano i numerosi premi. Nel negozio vicino troverete il pane cotto nel forno a legna croccante e profumato e il confetto “riccio” di Carosella.  A Isernia, se chiedete un’informazione  non stupitevi di essere coinvolti in storie straordinarie. Potreste capitare nella “sede del Tombolo” di Maria Caruso, che con alcune amiche, per mantenere viva l’antica tecnica di ricamo, ha  allestito una scuola-museo-negozio. Maria vi condurrà da Antonio Scasserra,  che da anni raccoglie costumi e gioielli della tradizione popolare nella sua casa-museo. Antonio potrebbe presentarvi Emilia, che vi porterà al Castello Baronale D’Alena Frisari, del Barone Giulio de Jorio Frisari. Per visitare una dimora d’altri tempi e conoscere Piero Ricci, ricercatore, sperimentatore, artista nonché musicista degli Ecletnica Pagus (www.ecletnicapagus.it). Piero ha trasformato una cornamusa in uno strumento che emette suoni nuovi e vibranti, per cui è stato chiamato dal Maestro Muti. Non vi negherà un paio di sonate, anzi chiamerà la padrona di casa per accompagnarlo con l’arpa. Anna, amica di Emilia e amante della natura, vi  guiderà da Tiberio, all’apparenza chiuso e burbero, ma con un cuore d’oro. Come sa quel cane che una mattina di novembre decise che Tiberio sarebbe diventato il suo padrone. Lui ha feeling con gli animali, sono la sua vita. Alleva cavalli, ha un agriturismo, lo Staffoli Horses (www.staffoli.it) e organizza passeggiate a cavallo  per i Tratturi, le antiche vie della transumanza che hanno scritto la storia del Molise.  Se capitate a Isernia, non pianificate la giornata, vi basterà comunicare con una persona a caso e lei vi organizzerà una sorpresa dopo l’altra.

Redazione Neos

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