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Sabato 10 ottobre sulla spiaggia di Sestri Levante si celebra un antico rituale nautico, l’alaggio a terra dell’ultimo leudo ligure: il “Nuovo Aiuto di Dio”. L’operazione, lunga e difficile, prevede di far risalire sulla spiaggia, perché vi possa trascorrere l’inverno, un veliero di una ventina di metri e pesante trenta tonnellate: da sempre il suo esito è dipeso dalla forza muscolare e dal concorso di decine di abitanti e i marinai del luogo, che all’occorrenza si mobilitavano, tutti insieme. Ancor oggi, nonostante si utilizzi anche la potenza di un trattore, sono necessarie molte braccia di volonterosi.

Le ragioni di una tale manovra erano semplici: fino agli inizi del Novecento in Liguria i veri porti si contavano sulle punte delle dita e così molte marinerie locali dovevano adattarsi, quando era necessario, ad alare i velieri sulle spiagge. Per tale motivo era stata ideata un’imbarcazione particolarmente adatta alla bisogna: il leudo. Le antiche immagini invernali di Sestri Levante ci mostrano un arenile ingombro di decine di leudi, ammassati gli uni accanto agli altri.

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Alaggio leudo

Questi velieri, mossi da una grande vela latina, svolgevano navigazioni di cabotaggio, spingendosi in tutto il bacino del Mediterraneo, fino alle coste africane. Con un equipaggio di soli tre o quattro uomini, erano di economica gestione e potevano caricare 20 o 30 tonnellate di merci arrivando a poggiare la loro prua sulla riva delle calette più sperdute del Mediterraneo. Alcuni erano specializzati nel trasporto d vino, per il quale erano attrezzati con grandi botti interne. Altri, disponevano sottocoperta di una serie di ripiani, fatti per accogliere centinaia di forme di formaggio pecorino sardo, indispensabile per la preparazione del pesto genovese.

La rusticità e la semplicità di questi velieri ha fatto sì che siano stati gli ultimi, tra i tanti che hanno fatto la storia della marineria ligure, a sopravvivere, tanto che alcuni sono rimasti in servizio fino agli anni ’60 del Novecento.

L’ultimo leudo navigante è il “Nuovo Aiuto di Dio”, gestito dall’“Associazione Amici del Leudo” di Sestri Levante, che da anni svolge un ricco programma di eventi e di uscite in mare.

Giovanni Panella

Giovanni Panella

Genovese, ha sempre amato il mare e le sue storie. Giornalista pubblicista, è specializzato nel campo della cultura marittima. Vicepresidente dell’ISTIAEN (Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale), della Féderation du Patrimoine Maritime Méditerranéen e consulente della Soprintendenza della Liguria per il patrimonio marittimo. Collabora a riviste italiane, tra cui Nautica, Lega Navale, Rivista Marittima, alla francese Chasse-Marée ed è stato plurivincitore di un premio Marincovich. Oltre a La vela latina edito da Hoepli, è autore di una collana di pubblicazioni dedicate alle imbarcazioni tradizionali. Ha poi contribuito a testi realizzati da Tormena, Allemandi e Gribaudo, sempre su temi legati al mare e alla navigazione. Si è impegnato nel restauro d’imbarcazioni tradizionali e nella realizzazione di “Creuza de Mä”, copia di una lancia da ammiraglio del 1797, che da 15 anni è utilizzata in un programma internazionale di formazione. Ha scelto di non apparire su Facebook ma diversi suoi testi si possono scaricare dal sito academia.edu.
Giovanni Panella

Genovese, ha sempre amato il mare e le sue storie. Giornalista pubblicista, è specializzato nel campo della cultura marittima. Vicepresidente dell’ISTIAEN (Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale), della Féderation du Patrimoine Maritime Méditerranéen e consulente della Soprintendenza della Liguria per il patrimonio marittimo. Collabora a riviste italiane, tra cui Nautica, Lega Navale, Rivista Marittima, alla francese Chasse-Marée ed è stato plurivincitore di un premio Marincovich. Oltre a La vela latina edito da Hoepli, è autore di una collana di pubblicazioni dedicate alle imbarcazioni tradizionali. Ha poi contribuito a testi realizzati da Tormena, Allemandi e Gribaudo, sempre su temi legati al mare e alla navigazione. Si è impegnato nel restauro d’imbarcazioni tradizionali e nella realizzazione di “Creuza de Mä”, copia di una lancia da ammiraglio del 1797, che da 15 anni è utilizzata in un programma internazionale di formazione. Ha scelto di non apparire su Facebook ma diversi suoi testi si possono scaricare dal sito academia.edu.

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