slow travel

No al consumismo del viaggio e ai tour “bulimici”. Oltre i “non luoghi” per superare la globalizzazione di città, stili di vita, hotel, cibo…

Quando nel 1986 Carlo Petrini fondò a Bra Slow Food furono in molti a considerarlo un visionario radical chic che voleva fare una brutta copia dell’Accademia della Cucina Italiana. Oggi Slow Food conta più di 100.000 iscritti, con sedi in Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Francia, Giappone, Regno Unito e aderenti in 130 Paesi. Da un’idea di Slow Food è nata Terra Madre, il meeting mondiale tra le Comunità del Cibo (Torino) e Slow Fish (Genova). Si è inventato le Condotte: ce ne sono 1.500 in Italia e nel mondo. Si è inventato i Presìdi Slow Food (in Italia sono 177 e 120 negli altri paesi) che coinvolgono solo in Italia oltre 1300 piccoli produttori: contadini, pescatori, norcini, pastori, casari, fornai, pasticceri.

Ma cosa c’entra lo Slow Food con il viaggiare e quindi con il turismo? C’entra, eccome. Perché in un settore così importante ma disastrato, assalito e devastato dalla crisi economica e dalle guerre, come è il mondo dei viaggi e del turismo, da alcuni anni si è fatto strada lo Slow Travel che ha molto in comune con lo Slow Food. Peccato che non ci sia stata ancora una persona geniale e pragmatica come Carlo Petrini che abbia cercato di concretizzare i discorsi teorici che si sono fatti attorno allo Slow Travel e le pratiche spontanee che si stanno registrando da alcuni anni.

Gaia De Pascale nel suo libro Slow Travel (Ponte alle Grazie, Firenze, 2008) scrive: “Ci vuole una bella dose di faccia tosta a posare una simbolica sedia sul ciglio della strada e restarsene lì, fermi e in silenzio, a guardare assorti il panorama, indifferenti alle auto che sfrecciano via o all’assordante rombo dell’ennesimo volo charter. Queste pagine nascono dalla volontà di mettersi sulle tracce dei luoghi e dei tempi, in cui è ancora possibile rallentare, sedersi su quella simbolica sedia e imparare così ad andare davvero lontano”.

Dunque un invito alla riconquista della “mobilità dolce e consapevole, fatta di scelte individuali, di mezzi appropriati, di improvvisazione e meditazione, di vagabondaggi solitari e incontri altrimenti impossibili. Questa è anche la filosofia di Vivere con lentezza (vivereconlentezza.it).

In tempi non sospetti ho raccolto testimonianze di personaggi da me intervistati che sono stati l’incarnazione e i teorizzatori, forse inconsapevoli e sicuramente “ante litteram”, dello Slow Travel.

– A Parigi, nel 1990, durante un reportage sul Musèe de l’Homme per Airone, Claude LéviStrauss, padre dell’antropologia moderna, durante l’intervista che gli ho fatto, si è accalorato nel sostenere che: “… il viaggio è morto, tutto è stato scoperto, tutto è stato visto, tutto è stato banalizzato dai media, in particolare dalla tv. Ma occorre ancora viaggiare per capire l’altro, il diverso e le culture “altre”, per mettersi in discussione e infrangere i preconcetti, i luoghi comuni, la supposta superiorità della cultura occidentale”.

-A Calcutta, nel 1992, Dominique Lapierre, proprio nell’albergo dove aveva ambientato La città della gioia, fra improbabili camerieri dai guanti bianchi bucati, mi ha confidato che: “è soprattutto importante viaggiare per aiutare, perché è il migliore modo per capire il mondo“.

-I viaggi solidali e responsabili sono sempre più diffusi. Danno un senso al viaggio stesso. Aprono nuove sensibilità, nuove conoscenze, nuove tensioni emotive. Un nome per tutti: Renzo Garrone, fondatore di Ram (ramviaggi.it) di Camogli.

-Ad Asolo, nel 1993, poco prima che morisse a 100 anni di età, ho incontrato per completare il mio libro Yemen (Idea Libri), Freya Stark. Ultima grande viaggiatrice, ha lavorato per l’Intelligence londinese negli anni Trenta e durante la seconda guerra mondiale, insieme a Lawrence d’Arabia, autrice di Alle porte dell’Arabia Felix (Longanesi), caposcuola di un genere letterario, il moderno “travel writing“. Ha sostenuto che occorre “viaggiare per conoscere, ma bisogna farlo da soli. Questo è il modo migliore per entrare realmente in contatto e in sintonia con le persone. Ma occorre anche andare oltre il tempo e superare l’angoscia del suo scorrere e l’ansia di tornare a casa“.

-Durante la sua visita a Genova, Orhan Pamuk, Premio Nobel per la letteratura 2006, ideatore del Museo dell’Innocenza, che raccoglie gli oggetti che compaiono nella storia di Kemal e Füsun protagonisti dell’omonimo romanzo, mi ha detto: “Nel passato esisteva, soprattutto nelle grandi città, il meticciato (o contaminazione) che era aperto alle diversità e alle varie culture. Ora invece il meticciato è segnato dalla xenofobia e dall’esclusione dell’altro. I popoli che si affacciano sul Mediterraneo hanno radici comuni, occorre scoprirle. Occorre scoprire il sentimento di fratellanza che li unisce, le influenze culturali che condividono fra di loro, anche nella lingua: come ad esempio nel dialetto genovese.. mandilli… fazzoletti…, persiane, il suq come i carrugi ossia vicoli, amal come camallo ossia facchino”.

Fuori dalle mode e dalle tendenze più o meno glamour, lo Slow Travel si fa strada nel cuore e nei comportamenti delle persone, anche se non è ancora un movimento organizzato come lo Slow Food. Manca però ancora una persona dalla lucida utopia come Carlo Petrini che ne organizzi le varie componenti. Eppure ce ne sarebbe bisogno in quanto lo Stato del settore turistico è molto problematico e in profonda crisi. Soprattutto in Italia.

Lo Slow Travel è l’antidoto al consumismo del viaggio e ai tour “bulimici”, dove c’è di tutto e che costringono i turisti a sottoporsi a una overdose di chilometri e a un martellamento ossessivo di monumenti e panorami. Lo Slow Travel va oltre i “non luoghi” sempre uguali a se stessi, come gli shopping centre, fotocopia gli uni degli altri da Shangai a Milano, per superare la globalizzazione di città, stili di vita, hotel, cibo.

Lo Slow Travel si coniuga con il Turismo ecosostenibile ed ecocompatibile che privilegia la tutela ambientale, la valorizzazione dei centri storici e dei patrimoni artistici, il rispetto delle culture.

Questi tipi di turismi rappresentano la base di un’economia non più ossessionata dall’incremento del PIL. Ma che privilegia, invece, la qualità della vita come in Buthan, dove nella metà degli anni Settanta il re Jigme Singye Wanagchuck per primo parlò di Felicità Interna Lorda o FIL (Gross National Happiness – GNH) e si impegnò a costruire un’economia coerente con la cultura tradizionale del suo paese basata sui valori spirituali del buddhismo. Non a caso il Dalai Lama è un convinto sostenitore della FIL. A questo proposito Sua Santità ha dichiarato: «Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».

Anche il Papa è “slow travel” quando afferma che: “Occorre seguire uno stile di vita rispettoso dell’ambiente..”.

In Italia si è operato un compromesso e si sta facendo strada il concetto di Benessere interno lordo, BIL. Dalla ricchezza del Paese il focus si sposta verso l’individuo e la famiglia, con un occhio di riguardo all’ambiente e alla sostenibilità. Per tenere conto non solo della quantità, ma anche della qualità. E sulla base di tali concetti in questi ultimi anni si è stilata una graduatoria dei comuni più virtuosi. Nel 2011 la palma è toccata a Bardolino. Il piccolo comune, in provincia di Verona, era al primo posto nella classifica sui “borghi più felici d’Italia“. Il segreto? Una vita fatta di sport, cibi sani, cultura e buon vicinato. Un mondo in miniatura, dove funziona tutto, perfino la politica. Dove gli immobili si rivalutano maggiormente. Per buona pace di immobiliaristi e padroni di casa.

Dunque, comunque la si pensi, occorre superare l’angosciosa e nevrotica ricerca della crescita a tutti i costi del PIL, come sostiene dottamente anche Serge Latouche. Da leggere il suo ultimo saggio Il tempo della decrescita (Eleuthera). L’economista e filosofo francese è tra gli avversari più noti dell’occidentalizzazione del pianeta, è un sostenitore della decrescita conviviale e del localismo. Nemico del consumismo e contro l’universalismo, Latouche rivendica la necessità di valorizzare l’aspirazione a un dialogo fra le culture e a una coesistenza delle culture. Un universalismo plurale, quale riconoscimento e coesistenza di una diversità e nel dialogo tra questa diversità. Il momento storico in cui stiamo vivendo ci conferma che i problemi, siano essi di carattere economico-sociale che ambientale e di consumo delle risorse energetiche, non sono certo risolvibili con le attuali proposte politico-economiche globali. E dunque consumare meno e superare l’abuso dei lussi sfrenati, molto cafonal alla Briatore, come direbbe Roberto D’Agostino, e per quanto riguarda il turismo e il viaggiare fare propri i principi dello Slow Travel.

Eccone alcuni esempi

Viaggi dello spirito. Un settore importante per chi vuole viaggiare in lentezza è quello rappresentato dai Viaggi dello spirito. Che anche a livello economico ha acquisto una notevole importanza sia per quanto riguarda strutture, flussi di persone e proposte sempre nuove.

Dunque i viaggi dello spirito sono ormai un cult per chi ha scelto di viaggiare lentamente. Soggiornare in monasteri, conventi e abbazie sta diventando quasi una moda. Un’occasione per staccare dalla routine di tutti i giorni. Fermarsi e pensare. Magari a se stessi. Quasi una ricerca interiore. Per ritemprare mente e corpo, per di­menticare lo stress quotidiano e l’affannoso correre verso chissà cosa e verso chissà dove. Laici e religiosi, credenti e non, si aggirano sem­pre più numerosi in chiostri e sale del capitolo, in refettori e navate. Complici antiche mura, dense di storia e d’arte, una natura silente e incontaminata, il profumo intenso dell’incenso e delle candele, le parole sommesse di monache e frati. Saggiamente, abbadesse e padri priori non richie­dono attestati che certifichino l’autenticità della fede dei loro ospiti. Chi bussa alle loro porte è accolto semplicemente, senza domande.

Forse anch’io, mio malgrado, ho contribuito al diffondersi di questa moda. Nel 1994 è uscita, infatti, Guida ai Monasteri d’Italia (Piemme), più volte ristampata fino alla metà di questo decennio e ripubblicata aggiornata dal Touring con il titolo Monasteri in Italia. Poi è seguita quella d’Europa e del Mondo, allargando la ricerca ai luoghi più significativi della cristianità e delle varie religioni storiche (cfr. Guida ai Monasteri d’Europa e Guida ai Monasteri del Mondo, Piemme; Vicini a Dio, White Star). Sono stato confortato in questo mio lavoro soprattutto dal colloquio costante che si è aperto con i lettori: in tutti c’era e c’è il desiderio di non farsi intruppare negli inclusive tour e ritagliarsi uno spazio fisico e temporale di silenzio e meditazione tutto per sé.

Slow Travel anche per chi decide di ripercorrere i cammini dei pellegrini del passato. Sempre più numerosi sono quelli che trascorrono vacanze o week end lontani dagli ingorghi delle autostrade e dai super affollati voli charter, in luoghi appartati dove la natura è ancora sovrana. Scelgono la lentezza e l’emozione di andare a piedi lungo sentieri fuori rotta, conquistando giorno dopo giorno panorami inediti e ambienti incontaminati, avvolti dal silenzio, infranto a tratti solo dai richiami degli uccelli. E magari ripercorrono anche le antiche vie lungo le quali si rinnova, come nel passato, il rito, ad un tempo sacro e profano, del pellegrinaggio.

Il famoso Cammino di Santiago de Compostela, dichiarato dalla EU “primo itinerario culturale europeo”, è ormai un must. Percorso ogni anno da un numero notevole di viatores del Terzo millennio, di ogni età, fede e condizione sociale: 800 km di storia, cultura, natura, religiosità punteggiati da strutture ricettive rappresentate soprattutto dagli antichi “ospedali” restaurati. Grande business…

Come pure la Via Francigena che Sigerico, arcivescovo di Canterbury, percorse nel 990 quando si recò a Roma dal papa Giovanni XV per riceverne l’investitura ufficiale: 1800 km di storia, natura, cultura. Di cui parlo in Antiche vie del Giubileo (2000 Rizzoli). Più negletta e meno valorizzata, attende un vero e proprio lancio e strutture di accoglienza adeguate.

A livello locale un esempio positivo di quanto pubblico e privato in sinergia possono fare positivamente, in questo settore, è costituito dalla Liguria. Per differenziare l’offerta turistica tradizionale ligure, costituita dal mare e dalle località delle due riviere, negli anni passati, sotto il mandato dell’assessore regionale al turismo Margherita Bozzano, in carica fino al 2009, si è puntato sull’entroterra e sulle emergenze religiose esistenti (monasteri, conventi, abbazie, santuari, chiese, processioni, feste religiose, pellegrinaggi). Ne è nata una serie di pubblicazioni contenute in un cofanetto Mistica Liguria, da me curate, costituite da carto-guide che accompagnano sia chi si sposta a piedi sia in auto attraverso tutta la Liguria.

Ospitalità. Si stanno affermando nuove forme di ospitalità che vanno nella direzione dello Slow Travel. Eccone quattro esempi significativi.

1-Alberghi diffusi. Restauro di centri storici abbandonati che diventano micro hotel sul territorio, con servizi centralizzati. Ce n’è uno, Santo Stefano di Sessanio, anche in Abruzzo, particolarmente interessante.

2-B&B. Autentici, non alberghi travestiti da b&b. Nelle case di privati per condividere atmosfere e abitudini. Come a Genova. L’idea è venuta a Emilia Parodi Pedrina e a Caterina Fasolini nel 1999, quando hanno convinto alcune signore genovesi ad aprire le loro case agli ospiti stranieri e non di passaggio in Liguria. È nato così il Columbus Village Bed & Breakfast che nel febbraio del 2005 si è costituito in società con il nome Columbus Village Accomodation Bed & Breakfast e con una nuova sede (via XX Settembre 26/5, tel. 010 8692029, columbusvillage.com), dove bisogna rivolgersi direttamente per informazioni e prenotazioni. Oggi Columbus Village Accomodation Bed & Breakfast è guidato dalle entusiaste e intraprendenti Federica Cerri, Paola Lanza e Daniela Sainato. Nel loro variegato catalogo vi sono 102 dimore padronali, ville storiche e case appartenenti a privati, con camere dotate di bagno personale o condiviso, che mettono a disposizione parte della loro abitazione.

Ormai questo tipo di ospitalità è appannaggio di piattaforme internazionali come Airbnb e Homeway. Tanto per citare quelle più famose.

3-Turismo de abitaçao. In Portogallo si è costituita una rete di dimore storiche e di pregio disseminate su tutto il territorio che ospitano con tutto lo charme del passato di queste residenze di fascino.

4-Spagna. Il caso Estremadura. Vi sono deliziosi hotel di charme, cheap and chic, ricavati in dimore d’epoca, con poche stanze arredate con gusto raffinato. Il gruppo spagnolo Rusticae (rusticae.es) ne ha selezionate più di 20, dove i padroni di casa accolgono gli ospiti. Mentre il gruppo fornisce loro tutto quanto è necessario per fare della dimora un vero e proprio albergo (marketing, organizzazione, strumenti tecnici, centralizzazione delle prenotazioni e così via).

Un’ultima riflessione

Mi ha profondamente colpito la visita a Gibellina Nuova, voluta da Ludovico Corrao dopo il terremoto del Belice, esempio unico in Italia di land art con opere di Consagra, Pomodoro, Accardi, Unicini, Rotella, Paladino e così via. Ma anche Gibellina Vecchia con il metafisico Cretto di Alberto Burri. Una testimonianza di come si può uscire da una grave catastrofe naturale inventandosi qualcosa di inedito e farne anche un’attrazione turistica nuova e della memoria.

Nel febbraio ’92 fu costituita la Fondazione Orestiadi, con sede nel Baglio Di Stefano, per salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale espresso dalla città. Achille Bonito Oliva ne assunse la direzione artistica delle arti visive e inaugurò gli Atelier del Mediterraneo, appuntamenti semestrali e occasioni di incontro tra artisti di tutto il mondo. Un intervento pubblico e privato dove finalmente i privati ritornano ad avere il ruolo storico di mecenati.

Ritengo che Gibellina sia un esempio fantastico di città specialmente in un periodo in cui la gente ha dimenticato come si costruisce“, ha detto l’artista tedesco Joseph Beuys nel 1981 quando arrivò per la prima volta a Gibellina. Parole ancora di grande attualità. Purtroppo.

Per concludere

Faccio parte del direttivo della Neos (acronimo che sta per i 4 punti cardinali), di cui sono presidente dal novembre 2016, associazione che raccoglie fotografi e giornalisti che si occupano di viaggi e turismo. E non di uffici stampa. Ebbene, nelle finalità dell’associazione ci sono anche i principi fondanti dello Slow Travel. Lo testimoniano le nostre pubblicazioni che non sono mai dei “bignami” onnicomprensivi. Ma degli approfondimenti suggestivi su singole città (Marrakech, Parma) o Paesi (Repubblica Dominicana), i nostri Speciali Viaggi (Brasile, Cina, Israele, Giordania, Puglia, Grecia eccetera, e i nostri reportage pubblicati sul nostro sito (neosnet.it). Un contributo se pur modesto per aiutare  fattivamente a migliorare per quanto sia possibile il mondo dei viaggi e del turismo, così fondamentale per l’economia mondiale e dell’Italia e per la conoscenza del mondo.

 

 

Redazione Neos

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