
È successo per caso. Girando d’inverno senza meta per i villaggi tra il grossetano e il senese in cerca delle migliori inquadrature della Val d’Orcia per illustrare un itinerario commissionatoci da un giornale di automobili, io e Giulio Andreini ci siamo imbattuti in un cartello appeso sulla vetrina di un bar. La scritta invitava la popolazione a partecipare alla inaugurazione del TORNEO NAZIONALE “GIOCO DEL PANFORTE” inizio ore 15,30 a Mensano, Comune di Casole d’Elsa, ingresso 5 Euro.
Impossibile sottrarsi ad un simile evento nazionale. La “location” prometteva bene: l’antico granaio comunale, ricavato sotto il grande tetto a capriate dell’antico Palazzo del Vicario senese (XII° sec), era pieno di gente già nel primo pomeriggio. Il torneo era incominciato da poco tra tavoli imbanditi, attrezzi di legno di sicuro valore antropologico e damigiane di Chianti.

In breve il regolamento è questo. Si gioca a squadre, ogni giocatore deve lanciare con un ampio gesto ad arco un panforte (Panforte di Siena debitamente confezionato come da negozio, di 3,5 Kg) attraverso la sala fino a farlo atterrare di piatto su un lungo tavolo di legno lucido accostato alle pareti perimetrali. Accostato in modo che se un panforte esce dal tavolo per troppo slancio, possa cadere a terra. Nel qual caso il punto è nullo. Quanto più il panforte lanciato in aria si ferma il più vicino possibile al bordo del tavolo, i punti crescono. Se per l’abilità e l’esperienza del lanciatore il panforte fa capanna, cioè si sporge dal tavolo verso il vuoto senza cadere, la partita è vinta. “La coppia eliminata avrà in omaggio il panforte con il quale ha giocato” dice il regolamento che per altro premia la coppia prima classificata con 2 panforti da 3,5 Kg e 3 bottiglie di Rosso di Montalcino e 4 salami di cinta senese mentre la coppia seconda classificata viene premiata con due panforti da 1,5 Kg. e una bottiglia, sempre di Rosso di Montalcino doc. I panforti vengono consumati subito dopo la premiazione dato che i lunghi lanci e gli atterraggi hanno nel frattempo reso morbidissimo il contenuto.

Insomma: gastronomia, turismo (le squadre arrivano accompagnate dai fans da tre diverse regioni dell’Italia Centrale), e gioco condensati in un unico evento. La Cattedra Unesco di Antropologia dell’Ateneo genovese, suggestionata dall’importanza socio-culturale degli infiniti tipi di giochi delle varie regioni italiche, per quanto nascosti e segreti o quantomeno poco conosciuti dal pubblico, ha contattato la dottoressa Roberta D’Alessandro per mappare i giochi popolari di territorio. La giovane dottoressa abruzzese che lavora in Olanda è vincitrice del progetto di classificazione dei dialetti italiani, finanziato con 6 milioni di Euro dall’Unione Europea (Approcci diversi alla dialettologia italiana contemporanea. R. D’Alessandro, Utrecht).
Insomma il viaggiare, anche per spostamenti minimi, nasconde sempre incredibili sorprese.



