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AI piedi dell’Adrere Amellal, nome che significa Montagna Bianca, è stato costruito l’ecolodge più famoso dell’Egitto © Daniele Pellegrini

Una penisola che si protende tra le acque di un grande lago salato. Al suo centro una montagna di calcare bianco ai cui piedi scaturisce una sorgente naturale di acqua dolce e tiepida e davanti, al di là del lago, l’inizio delle dune che costituiscono il Grande Mare di Sabbia, la parte più orientale del Sahara estesa verso sud fino al Sudan. Questo è l’Adrere Amellal nome che nel linguaggio berbero degli abitanti dell’oasi di Siwa significa “la montagna bianca”.

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Particolare delle strutture architettoniche dell’ecolodge realizzate in stile siwano utilizzando sabbia e sale © Daniele Pellegrini

Facile innamorarsi di un luogo del genere ed è quello che è capitato a Mounir Neamatalla, importante uomo d’affari del Cairo amante della natura e dell’ambiente, che decise di dedicare la sua vita al restauro dei monumenti di Siwa e al recupero delle antiche tecniche di costruzione tipiche dell’oasi che stavano cadendo nell’oblio. Più di venti anni fa Mounir costruì in questa parte dell’oasi, lontana una quindicina di chilometri dal centro abitato, un ecolodge unico in tutto l’Egitto, adottando soluzioni architettoniche originali, ispirate a elementi della tradizione locale così come i materiali utilizzati. Cioè l’impasto di terra e sale chiamato karshef, tipico di questa zona, con cui furono costruite fin dal Medioevo quasi tutte le abitazioni di Siwa.

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La più grande delle suite dell’ecolodge ha ospitato il principe Carlo d’Inghilterra © Daniele Pellegrini

Il risultato è stato straordinario: una struttura complessa, disposta su differenti piani e perfettamente integrata nella montagna alla quale si appoggia. Che conferisce al complesso un aspetto antico e primitivo ma al tempo stesso straordinariamente raffinato, dove ampi spazi si alternano a piccole camere e accoglienti nicchie, tappezzate di tappeti e cuscini, riflettono l’ospitalità tipica della tradizione berbera maturata da secoli di convivenza con il deserto circostante.

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L’illuminazione dell’ecolodge è realizzata esclusivamente utilizzando lanterne e candele © Daniele Pellegrini

Niente corrente elettrica con tutto ciò che questo comporta. Non esistono quindi ventilatori o sistemi di condizionamento, ma solo una serie di finestre e di piccole aperture disposte sapientemente per generare piacevoli correnti d’aria. Mentre i muri spessi più di un metro mantengono all’interno una temperatura sempre gradevole sia nei mesi caldi sia in quelli invernali quando il termometro scende a valori molto bassi, come accade sempre nel deserto.

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Dalla terrazza di molte camere dell’ecolodge è possibile ammirare il grande lago di Siwa © Daniele Pellegrini

Anche le camere che accolgono gli ospiti sono arredate in modo essenziale con mobili costruiti in legno di palma e di ulivo, i due alberi che caratterizzano la vegetazione dell’oasi. Si ispirano alla lussuosa semplicità tipica di questo posto straordinario dove la vita è scandita dai ritmi della natura, dal perenne ciclo del giorno e della notte.

La cucina dell’ecolodge di ispirazione siwana, ma rivista per essere più adatta ai palati occidentali, è prevalentemente vegetariana e di estrema raffinatezza tanto da essere considerata una delle migliori d’Egitto anche se le cene vengono consumate in una gradevole penombra.

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Tutte le verdure utilizzate nell’ecolodge provengono dall’orto situato a qualche centinaio di metri dalle cucine © Daniele Pellegrini

La mancanza di corrente elettrica, infatti, non si fa troppo sentire. Alla sera centinaia di torce e di candele rischiarano le numerose sale da pranzo dove i camerieri, abbigliati con i loro splendidi costumi tradizionali, servono piatti ispirati alla tradizione locale in un’atmosfera surreale e fiabesca alla quale, in un mondo dominato dall’elettricità, nessuno ormai è più abituato.

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alberto siliotti

alberto siliotti

giornalista, fotografo, documentarista e direttore editoriale di Geodia Edizioni. Specializzato in turismo archeologico e naturalistico, in particolare modo sul Medio Oriente, Mar Rosso ed Egitto, paese sul quale ha pubblicato oltre venti libri e guide. Ha collaborato con numerose riviste naturalistiche ed archeologiche (Archeologia Viva, Airone, Quark) e da oltre vent’anni con l’America University in Cairo per la quale ha creato la celebre collana Egypt Pocket Guides, guide illustrate tascabili con oltre quindici titoli in cinque lingue. Esperto del Sahara e dei Parchi Nazionali dell’Egitto ha diretto numerose spedizioni scientifiche nel Sahara e collabora con IUCN, UNDP, la Cooperazione Italiana allo Sviluppo e il Ministero Egiziano dell’Ambiente, enti per i quali ha realizzato le mappe e le guide del White Desert National Park, del Gilf Kebir National Park e dello Wadi el Gemal National Park.