valli resilienti
© Graziella Vigo

Normalmente si parla di luoghi prescindendo da chi li abita. Specie se sono poco urbanizzati. Per le Valli Resilienti succede il contrario. Si definiscono così due valli delle Prealpi bresciane, al centro di un  progetto, curato dalle due Comunità Montane di riferimento. Sono la Val Trompia e la Val Sabbia, confinanti tra loro.  Paesaggi straordinari per varietà, con borghi e paesi, un tempo abitati e attivissimi, che ora rischiano di scomparire per la chiusura delle miniere e di tutta l’industria a queste legata.

© Graziella Vigo

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cariplo, come ben esprime il termine resilienti, si propone di resistere a questo destino e ridare vita alla zona. Non solo puntando sul turismo a cui il territorio si presta egregiamente. L’obiettivo è creare validi servizi per gli abitanti che li mettano in condizione di restare, o addirittura, per chi è andato via, di ritornare e aprire in loco delle attività.

L’operazione si sviluppa su vari fronti e già sta dando risultati.

© Graziella Vigo

È un esempio Pertica Alta, comune di sei frazioni con 548 anime, che nel 1700 contava 6mila abitanti, quando Brescia ne aveva 20mila, con un’economia florida di cui sono testimonianza le otto chiese con affreschi di pregio e portali di legno istoriati. È stata riaperta la scuola elementare, anche se con solo due classi e quella materna, con un servizio di pullman, di mensa e un doposcuola efficiente. Non ultimo, è stato istituito un servizio di pasti a domicilio per gli anziani. Gli effetti si fanno già sentire con il numero dei bambini in aumento e le nuove attività che sono nate, soprattutto la ripresa dell’allevamento del bestiame e la produzione di formaggi e marmellate tipici della zona.

© Graziella Vigo

Per aiutare il turismo a Livemmo, una delle frazioni, è stato realizzato un piccolo museo interattivo con la storia del paese. Che si viene aggiungere ai luoghi da visitare. Notevole a Barbaine la Chiesa, un esempio di romanico lombardo in un fitto bosco, con accanto un minuscolo cimitero dove sono sepolti i caduti della Resistenza Valsabbina. Da non mancare il borgo di Belprato, trasformato in una mostra permanente a cielo aperto. Da un’idea dell’artista svizzero Marino Gabusi, dal 2014 viene organizzato, ogni anno, un concorso per pittori e scultori per proporre un murale o una scultura per le strade del paese. I selezionati sono quindi ospitati per il tempo della realizzazione. Si va dai paesaggi all’informale, dal pop ai mosaici e alle sculture. Non tutto è di livello, ma il colpo d’occhio è interessante ed è un gioco scoprire i pezzi di arte  sparsi un po’ dappertutto.

resilienti
© Graziella Vigo

Un divertente trompe-l’oeil caratterizza anche la piazza di S.Giovanni a Mondaro, un frazione di Pezzaze in Val Trompia. Di fronte nel Medioevale Broletto c’è il Museo Orma. Allestito con cura ed eleganza racconta la storia della zona, dal neolitico all’epoca romana. Vicino c’è la miniera di ferro Marzoli, diventata un museo da visitare. Accessibile con un trenino, guidato dal mitico Ciso, uno degli ultimi minatori, illustra la vita di quel mondo. Una lezione di storia, ma soprattutto di solidarietà e amicizia sul lavoro, che strazia e commuove nello stesso tempo.

resilienti
© Graziella Vigo

Umanità e intelligenza sono al centro dell’attività della Cooperativa Gestione Servizi Sociali Co.ge.s.s. di Lavenone, in Val Sabbia. Nata nel 1993, si propone  di dare lavoro, e soprattutto un’identità, a persone con  problemi. Tutto si svolge intorno a un bar, diventato non solo il loro luogo di lavoro ma anche un punto di riferimento per gli abitanti, che non avevano più un locale dove incontrarsi. Collegati ci sono l’Ostello Borgo Venno con  camere a più letti e il loft design di Casa Maer per un week end di coppia speciale. Tutto è curato dai ragazzi di Co.ge.s.s. affiancati da psicoterapeuti e psicologi. Ma il loro lavoro non si limita a questo, c’è un servizio catering  che si muove nella zona per  eventi in antichi palazzi  come il Gerardini Brunori al centro del paese, dove hanno dormito Napoleone e Garibaldi, o in borghi semiabbandonati e di fascino  come  Presegno, con undici residenti, o Bisenzio, con due.

resilienti
© Graziella Vigo

O nella fattoria La Mirtilla, di giorno centro di Psicoterapia legato alle scuole. Vicinissima a Lavenone la Rocca d’Anfo, fatta costruire da Napoleone tra il 1802 e il 1813, che poteva ospitare quattrocento uomini, punto strategico per l’avanzata contro gli austriaci e la Repubblica di Venezia. A picco sul lago d’Idro, dalla straordinaria forma di un fiordo, si raggiunge solo a piedi con una visita guidata di due ore e mezza o di quattro ore. Ma ne vale la pena.

In aumento deciso in tutte e due le valli, specie nella Val Trompia, i luoghi dove dormire e mangiare. Dai rifugi alpini come il Rifugio Piardi  al colle di San Zeno a 1400 metri, agli agriturismi, al ranch Vaghezza di Livemmo, ideale per passeggiate a cavallo e grigliate   davanti al grande camino.

Luisa Espanet

Luisa Espanet

Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
Luisa Espanet

Latest posts by Luisa Espanet (see all)

Luisa Espanet
Giornalista per 11 anni a Vogue e per uno caporedattore di un settimanale popolare per teenager (giusto per le pari opportunità). Da freelance ha collaborato per varie testate, Madame Figaro e Marie Claire Corea compresi, Washington Post e Asahi Shimbun esclusi. Ha un blog: L’Espa.net. Ha pubblicato un libro sulle valigie.
Vai alla barra degli strumenti