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Chi pensa che i tassisti napoletani siano dei pazzi, non ha conosciuto quelli di Shanghai: ventitré milioni di abitanti e migliaia di taxi a qualunque ora del giorno e della notte.  

I conducenti sono sicuramente meno abili dei nostri a districarsi tra buche stradali, cortei di senza lavoro e voragini che si aprono improvvisamente nelle strette arterie cittadine. E anche dal punto di vista delle public relations non brillano certamente in loquacità. Nessuno di loro ti chiederà mai un parere sul percorso da prendere per evitare gli “ostacoli” giornalieri, né tanto meno se hai un accento diverso ti chiederà del perché della tua presenza in città. Il tassista cinese è tutto impegnato nella sua missione di portarvi a destinazione. O almeno si spera. Primo problema è individuare un taxi libero e farsi individuare dal conducente. In genere tra le decine che ti passano davanti uno libero si trova sempre. Tranne nelle ore di punta e in alcune zone della città. Un giorno, disperato dopo che in più di trenta minuti non ero riuscito a beccarne uno nelle vie dello shopping, mi ha salvato un amico raggiungendomi con un taxi fermato in una zona diversa. Una volta conquistato il mezzo, in genere una vecchia Volkswagen Santana, inizia il primo dei problemi, far capire all’autista dove si è diretti. Inutile sperare che comprenda l’inglese, la maggior parte dei conducenti conosce a stento il cinese e spesso non lo sa nemmeno leggere. Di vitale importanza è avere  scritto con l’indirizzo del proprio albergo in cinese. In mancanza si rischia di girovagare per ore.   Se si vuole raggiungere un punto qualunque, è preferibile farsi scrivere l’indirizzo alla reception dell’hotel. Per questa ragione l’Ice (l’agenzia italiana per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) di Shanghai ha prodotto un utilissimo volumetto su cui sono indicati i maggiori siti di interesse con gli indirizzi in lingua locale. Una volta passato al conducente il biglietto, si rimane in attesa mentre lo rimira per qualche minuto, magari bofonchiando parole incomprensibili. Se tutto va bene, ti farà capire che ha compreso e via…a tutto gas! E tu che  sei seduto sullo scomodissimo sedile posteriore, spesso avvolto da olezzi inenarrabili, non sai se tenerti forte o farti il segno della croce. Mentre il tassista napoletano ha un rapporto di amore con il proprio mezzo, il conducente asiatico, stipendiato dallo Stato, ha spesso una scarsa considerazione sia del suo ambiente di lavoro, sia del settore riservato ai clienti. Facile trovare cartacce o sporco diffuso. Il conducente è “avvolto” in una cabina di plexiglass che  diventa una cortina fumogena per lo sporco accumulato. In un lato c’è il supporto dove è riposta la bottiglia con un infuso di té verde, tanto  amato dai cinesi. Questo, unito a un cibo “pesante” e consumato in fretta, spesso provoca un  “concerto” di rumori unito a un altro degli sport nazionali, lo sputo. L’arrivo e il blocco del tassametro (usato rigorosamente da tutti) e l’emissione del “fapiao”, la ricevuta, certifica che siete arrivati sani e salvi.