La mostra Walter Bonatti, fotografie dai grandi spazi si può visitare, fino al 31 gennaio, all’Auditorium del Parco della Musica di  Roma. È l’occasione per me di ritrovare Walter e guardare quelle belle foto che tante volte mi aveva mostrato e raccontato. Avevo visto Bonatti per la prima volta, poco più che bambina, durante una sua conferenza organizzata dal CAI al cinema del mio paese. Era appena rientrato dalla spedizione sul K2, con tutta la sua rabbia addosso per non vedersi riconosciuti i meriti della conquista della seconda cima più alta dell’Himalaya. Ma Walter l’ho conosciuto davvero anni dopo, in Mondadori, parlando di viaggi davanti alla macchinetta del caffè. Con i suoi reportage da esploratore allora era la punta di diamante di Epoca, il settimanale che quando aveva in copertina le sue foto triplicava le vendite. La sua inquietudine non era cambiata con gli anni: gli pesava sempre sul cuore quell’ingiustizia del K2. Non c’erano parole per fargli capire che un ‘grande’ come lui poteva volare alto su queste meschinerie. Era un grande alpinista, un grande esploratore, un grande fotografo e anche un grande giornalista e quindi poteva permettersi di dimenticare. E invece no, non perdeva occasione per urlare la sua verità, per esigere i suoi diritti anche sulle sue foto: tanto che comincia anche a questionare con il Centro Documentazione Mondadori che pretendeva ‘la proprietà’ sulle sue immagini. Quando Bonatti chiede in restituzione le sue foto, queste erano sparite nel nulla. Deluso Walter abbandona Epoca e comincia a scrivere libri, sempre tutti di grande successo.

Lascia la Mondadori ma la nostra amicizia continua, tanto che in un mese di luglio mi chiama per chiedermi se riuscivo a procurargli l’indirizzo di Rossana Podestà: “Poi ti spiego” mi dice. Cerco di fargli capire quanto fosse difficile trovare l’indirizzo di un’attrice che era da tempo ‘fuori schermo’, ma mi applico. Glielo trovo. Era l’estate del 1980.

Lo risento a ottobre quando m’invita a casa sua: vuole farmi conoscere una persona… Lo raggiungo al suo residence e mi trovo Rossana Podestà, in jeans e maglietta, che mi abbraccia e mi ringrazia. Vengo solo allora a sapere che Walter aveva letto un’intervista rilasciata da Rossana che, alla domanda: “Con chi vorrebbe vivere su un’isola deserta?” Aveva risposto sicura “Con Bonatti!”. Non era ancora epoca di isole dei famosi, ma lui non si è lasciato sfuggire l’occasione per l’ennesima conquista, ma, questa volta, non era una vetta. A settembre – mi racconta Rossana – Walter aveva già chiodato la parete rocciosa vicino alla sua villa al mare per insegnarle a scalare e in agosto avevano già affrontato insieme una tempesta di neve sul Bianco, chiusi per tre giorni in una tenda. Cominciava così una storia d’amore durata fino al settembre 2011 quando Walter è morto. Dopo poco più di un anno, nel dicembre 2013 muore anche Rossana, inconsolabile.

Nel 2001, durante la BIT, avevamo assegnato a Walter Bonatti il premio NEOS-Giornalisti di viaggio associati, “un riconoscimento alla carriera di persone che hanno contribuito in maniera determinante alla conoscenza del mondo e al rispetto delle diversità culturali”. Era stata una delle poche occasioni in cui Walter e Rossana scendevano dalla loro casa in montagna per i sempre più rari incontri pubblici.

Ho poi incontrato ancora Rossana nel 2012 alla presentazione del suo libro “Walter Bonatti, una vita libera” e ho ritrovato in lei, come in Walter, la stessa rabbia di un’ingiustizia subita. Si era sfogata con me perché alla clinica non le avevano permesso di stare vicino al suo uomo, con cui aveva condiviso oltre vent’anni di vita. La ragione? Non erano ‘regolarmente’ sposati. Nemmeno la tenerezza di potergli tenere la mano in occasione della partenza per l’ultimo viaggio. Un grande amore finito così per una squallida questione burocratica dopo una vita di grandi conquiste e di gloria. 

LA MOSTRA allinizio racconta di Bonatti alpinista e delle sue conquiste lungo le ‘vie’ più impervie. Nelle vetrine alcuni suoi oggetti, dagli scarponi ai chiodi, dalla macchina fotografica a quella per scrivere, mentre su uno schermo scorrono le immagini in bianco e nero commentate dalla sua voce. Nel ’76 Bonatti, lascia l’alpinismo e comincia l’era delle esplorazioni: anche in queste sue nuove avventure Walter è vittima dell’invidia perché c’è chi mette in dubbio il fatto che fosse da solo nei suoi viaggi, vista l’alta qualità delle immagini che lo ritraggono al centro dell’azione. E lui mi spiegava che aveva una macchina fotografica supertecnologica con cui faceva autoscatti a distanza e questo gli permetteva di realizzare quei reportage affascinanti. Nella seconda sala della mostra cominciano le immagini. Riconosco alcune delle foto di Walter, ma ne mancano tante. Probabilmente sono gli scatti che era riuscito a tenere per sé… ma le altre dove sono? 

IL LIBRO Walter Bonatti. Fotografie dai Grandi Spazi è anche il titolo del catalogo edito da Contrasto e GAmm

Catalogo della mostra Walter Bonatti, fotografie dai Grandi Spazi Giunti e, come nella mostra, è un unico, lungo diario di viaggio che racconta di Bonatti alpinista, delle sue conquiste lungo le ‘vie’ più impervie. Narra delle avventure durante le esplorazioni nei luoghi allora difficili da raggiungere. Le foto sono accompagnate dalle parole di Walter. Frasi dagli appunti delle sue conferenze, dai suoi articoli di Epoca, dai suoi libri. Ma anche nel libro, come in mostra, mancano tante foto. Dove sono quegli scatti dei varani di Komodo di cui andava tanto orgoglioso? Nel raccontarmi di quel viaggio in Indonesia era particolarmente entusiasta. Mi diceva quanto era stato difficile e rischioso avvicinare questi lucertoloni carnivori. Chissà se sono sparite, come lui temeva, dal Centro Documentazione di Epoca o se le vedremo in una prossima mostra? Lo spero.                                                                                               

 

Giosi Sacchini

Giosi Sacchini

Ho visto il mondo quando ancora era bello. Quando viaggiare era un’avventura e non un incubo. Viaggiatrice, prima che giornalista curiosa, convinta che si può descrivere e trasmettere sensazioni solo quando un posto lo si è visto e amato. Di Paesi ne ho amati oltre 100… tanto che per vent’anni sono stata responsabile della rubrica viaggi di Donna Moderna. Ora mi riprendo la vita e il tempo per conoscere e scrivere degli altri Paesi che mi mancano. Almeno questo era il programma, ma presto la Neos mi ha travolto, prima affidandomi la presidenza dell’Associazione e poi nominandomi presidente onorario. Così la mia vita è cambiata…
Giosi Sacchini

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