Un incredibile campionato di lotta libera  a 1500 metri  d’altezza tra foreste di ginepri, laghi, acque sorgenti e lunghissimi campi con alberi di mele.

Stavamo per chiudere le valige e scendere dalle montagne del Tauro   quando Assam,   che ci aveva affittato il vecchio chalet dei nonni  sopra il villaggio di Gombe, ci dice :“Oggi inizia il campionato di lotta libera.C’è anche mio cugino. Ha 16 anni, l’età minima per cominciare”.Ci siamo messi in cammino verso il prato dove si stava radunando una folla  considerevole. Assam lavora sulle navi di crociera per nove mesi l’anno e il suo modo di fare è più inglese che turco. “Vengono da Antalya, da Denisli, da Elmali, da Kash. Ogni estate si cambia villaggio, ma sempre all’interno della regione perché è la più fresca”. Le montagne che delimitano la valle dell’Akçay arrivano a tremila metri: con  foreste di  ginepri e di cedri fino quasi alla cima, disegnano un paesaggio riposante, fresco e ricco di laghi e acque sorgenti. La valle è ampia, punteggiata di alti pioppi, fittamente coltivata a frutteti, soprattutto mele. Ed è proprio con il legno dei pioppi che si fabbricano le cassette per il trasporto della frutta. Mela qui si dice elma, da cui il nome della piccola capitale: Elmali. La gente è in festa per la fine del ramadan, i bambini mangiano i dolci e le caramelle, gli uomini riempiono i ristoranti, gruppi di ragazze passeggiano tenendosi per mano e ridendo tra loro al nostro passaggio. Zainetto, bermuda e macchina fotografica sono   rari da queste parti anche se i siti archeologici di Ksantos e Thermessos e le spiagge cosmopolite di Kekova, Fhethye, Patara sono a meno di un’ora di auto. Per arrivare all’ingresso del campo di lotta dobbiamo attraversare una selva di bancherelle dove si allineano piramidi di noci snocciolate, mandorle, collane di fichi, baklava, lokum, favi di miele e, ovviamente, mele di ogni tipo, colore, grandezza, maturazione. Nuvolette di fumo crescono dai girarrosti mentre dai pianali dei camion, trasformati in cucine, escono sottili formelle di pane destinate ad avvolgere gocciolanti kebab. Intorno a parte del campo  ci sono delle gradinate. Nonostante l’altezza (1500 metri) il sole scotta e gli uomini si coprono con fazzoletti variopinti.   Le batterie di lotta sono già iniziate dal mattino con le classi più giovani, ora tocca ai pesi massimi: 120, 150 kg tutti muscoli e olio. A torso nudo, mentre la pelle e i pantaloni di cuoio sono intrisi di olio d’oliva. I gesti non sembrano violenti,  i movimenti sono  rallentati, probabilmente per la fatica, il caldo, lo sforzo di agguantare spalle muscolose, glutei protetti dal cuoio e colli taurini.  Improvvise accelerazioni avvengono quando uno dei contendenti perde la presa e l’equilibrio viene meno. Il primo che crolla a terra ha subito su di sé l’avversario che lo immobilizza e   vince il round. Sono giovani e meno giovani, contadini, lavoratori delle miniere di marmo bianco, sfruttate da Compagnie cinesi che lo portano in patria per costruire città al ritmo forsennato della loro economia.   Ma ci sono anche professionisti, avvocati, architetti, bottegai: è uno sport trasversale dove la gerarchia è fatta dal peso e dalla corporatura. Ragazzini girano tra la folla tenendo in bilico i vassoi con il cay di mela, mentre i più piccoli fanno la lotta   intralciando il lavoro di commissari e giudici. Il momento  più spettacolare è quando una certa classe o categoria si presenta al pubblico. Partono dal fondo del campo e lo percorrono tutto marciando in modo plateale, alzano gambe e braccia a ogni passo, battendo a turno la mano con forza sulle cosce intrise d’olio. Gridano  qualcosa mentre lo speaker annuncia l’inizio di un nuovo combattimento. Verso il tramonto, esaurito l’olio delle continue lubrificazioni e anche le forze c’è la premiazione. Il migliore vince una capra. Una   spaventata capretta  tenuta a forza da tre commissari  durante i combattimenti. Incredibile Turchia.

 

 

Giovanni Perotti

Giovanni Perotti

Architetto per formazione, giornalista per curiosità e professione, ha attraversato tutti i settori dell’informazione senza lasciarsi coinvolgere in nessuno di essi. Redattore di Casa e Uomo Vogue, viaggiatore per il Corriere della Sera e Capital (America, Africa, Australia), ha attraversato a piedi il deserto dell’Akakus. È andato in auto ovunque (da Cabo San Luca a Pechino – via Dakar, Darwin e Malaysia). Ha partecipato ai raid più tosti comprese la Parigi-Dakar e la Harricana (Labrador) facendone la cronaca. Come architetto sta portando a compimento il Progetto UNESCO per gli Ksour tunisini.
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